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IL MOVIMENTO
PENTECOSTALE A PALERMO
Le origini e lo sviluppo delle comunità
delle A.D.I.
La nascita della chiesa.
Non si hanno molte notizie sulla nascita del movimento pentecostale
a Palermo, in quanto esigue sono le testimonianze in nostro
possesso. La prima, che definiremmo ufficiale è contenuta
nell'opuscolo " La mia Testimonianza " di Giovanni
Sola, che giunse a Palermo subito dopo la conversione della
prima famiglia nella città. A lui facciamo riferimento:

"Verso l'anno 1923 il fratello Butera Pietro convertito
nella nostra fede a Riesi, andò a Palermo a trovare suo
fratello che stava in casa di una sua zia, e testimoniò
della nostra fede al proprio fratello e a sua zia, la quale
accettò la parola di Dio.
Quando il fratello Butera tornò a Riesi mi raccontò
che la zia aveva accettato L'Evangelo e mi raccomandò
tanto di andarla a trovare quando andavo a Palermo.
Era mio desiderio che il Signore operasse in quella città,
e quando mi recai a Palermo, andai a trovarla avendo essa testimoniato
ad altre persone incominciammo a tenere riunioni di preghiera
in casa di questa nuova sorella che si chiamava Maria Giarratano.
In seguito si convertì il fratello Giovanni Naso, e sposa,
poi alcuni altri e si formò un bellissimo gruppo.
Quando il fratello Donato Lippolis venne a Termini Imerese gli
feci fare conoscenza con il gruppo dei fedeli di Palermo, dove
si trasferì dopo qualche anno e l'opera del Signore crebbe
" 1
Da questa informazione, veniamo a conoscere come la testimonianza
pentecostale giunse a Palermo, e che questo nucleo di credenti
in un primo tempo visitato dal Sola fu poi affidato alla guida
del Pastore Donato Lippolis proveniente dagli Stati Uniti.
Le poche informazioni che giungono a noi sul conto di questo
nuovo conduttore della chiesa di Palermo ci vengono fornite
in alcuni scritti lasciati dal pastore Vincenzo Federico.
"...Voglio ottemperare ad un piccolo dovere, che credo
di aver trascurato involontariamente, dettandole in un'ultima
pagina da aggiungere ai miei ricordi.
Infatti, quando una ventina di anni fa trascrissi le mie note
di vita vissuta, dimenticai di parlare esplicitamente di un
caro fratello missionario che arrivo in Sicilia prima della
grande guerra: Donato Lippolis.
Questo fratello arrivò a Riesi, mio paese d'origine,
nel 1923, a soli venticinque anni d'età. Egli era d'origine
pugliese, emigrato negli U.S.A., a Filadelfia, da dove proveniva.
Si presentò a noi con un unico bagaglio: la sua semplice
borsa. Egli passò alcuni giorni a Riesi, dove trovò
un periodo di grande risveglio spirituale
Tornando al nostro
caro fratello Lippolis, egli continuò a visitare diversi
comuni della Sicilia, poi si stabilì a Palermo, in una
palazzina di via San Basilio, al n°7. Lì ebbe a disposizione
sette vani, e ne adoperò uno come locale di culto. Subito
dopo richiamò con sé la sua famiglia ed abitò
in quella casa per diversi anni, predicando l'evangelo, ed anche
affrontando molte peripezie: persecuzione, guerra e fame.
Infatti proprio a causa della guerra gli venne meno il sostegno
da parte dei fratelli degli Stati Uniti d'America. Allora fu
costretto a lasciare quell' alloggio molto grande ed a fare
trasferire la sua famiglia in Puglia.


Per vivere, si adattò a fabbricare caramelle di carruba,
ma, durante il periodo del fascismo, fu perseguitato e rinchiuso
in un manicomio, dove morì più o meno all'età
di 40 anni. Di lui posso dire che aveva ottime doti di predicatore
e una bella impostazione di voce
infatti cantava splendidamente
" 2
Da questi appunti, molto succinti, ma sicuramente molto esaurienti
possiamo tracciare un profilo " del caro fratello Lippolis
".
Innanzitutto veniamo alla conoscenza che era di origine pugliese,
non conosciamo esattamente il paese di provenienza ma molto
probabilmente era della provincia di Taranto. Emigrato nel fiore
della sua gioventù come tanti altri italiani in cerca
di fortuna negli U.S.A., probabilmente giunse a Filadelfia poco
più che adolescente, poiché il Federico scrive
che era arrivato a Riesi nel 1923 " a soli venticinque
anni d'età ".
Dopo aver visitato alcuni comuni della Sicilia si stabilì
nel capoluogo dell'isola precisamente in " via San Basilio
n°7 ", un piccolo vicolo del centro storico di Palermo,
traversa di via Bandiera, strada dove i palermitani affluiscono
per fare compere nel vicinissimo e famoso mercato della "
Vucciria " .
Si stabilì in questa palazzina molto modesta di soli
due piani, e una delle stanze dell'appartamento, come già
abbiamo detto, fu adibita al locale di culto. Dopo qualche tempo
egli richiamò la sua famiglia dagli Stati Uniti, composta
da " moglie, due o tre figli " 3.
Il suo soggiorno nella città palermitana non fu coronato
da rose e fiori, egli si preoccupava di predicare " Tutto
l'Evangelo ", ma a causa di questo dovette affrontare molte
peripezie : persecuzioni, guerra e fame. Donato Lippolis era
sostenuto dai fratelli d'America, che a causa della guerra smisero
di mandare aiuti, quindi per mancanza di fondi fu costretto
a lasciare l'alloggio in cui abitava e a trasferirsi in Puglia,
sua terra natia, insieme alla propria famiglia. Per far fronte
alle esigenze del proprio nucleo familiare, si diede alla fabbricazione
di caramelle di carruba, ma durante la persecuzione fascista
fu preso e chiuso in manicomio dove si spense all'età
di circa " quarant'anni ".
Indubbiamente fu un servo fedele realizzando nella propria vita
le parole del Maestro: " Beati i perseguitati per cagion
di giustizia " 4
Di Donato Lippolis si racconta " che aveva ottime doti
di predicatore e una bella impostazione di voce, infatti cantava
splendidamente ".
Di lui parla anche un rapporto scritto dal Prefetto di Agrigento
al Ministero degli Interni, il 3 ottobre 1927: " Da circa
due anni è ritornato a Raffadali
certo Galvano Francesco
il
quale fa propaganda evangelica
giorni orsono si recò
a Palermo ove fu colpito da paralisi e quindi venne accompagnato
a Raffadali da certo Lippolis Donato
degli stessi sentimenti
religiosi.
Il Lippolis, dopo qualche giorno di permanenza a Raffadali
fu raggiunto da un certo Scuderi Giovanni
da Palermo,
venditore ambulante di libri evangelici" 5.
" Dal rapporto successivo si precisa che il Lippolis Donato
e Scuderi Giovanni risultavano di regolare condotta morale e
politica, e che non era stata confermata la voce che si trattasse
di una setta segreta di contenuto sovversivo "6
.
LA VISITA DI VINCENZO FEDERICO A PALERMO.
La seconda testimonianza sulle origini della chiesa pentecostale
a Palermo è il racconto della visita del fratello Federico
alla comunità di Palermo. Possiamo scorgere alcuni aspetti
delle condizioni in cui si trovava la comunità nel 1928:
" nel 1928, ho conosciuto personalmente questa chiesa,
perché nel caso di una sua vacanza, (del Lippolis) con
la famiglia, sono stato chiamato a sostituirlo. La chiesa era
cresciuta veramente, fino a raggiungere un centinaio di fedeli
" 7.
Se mettiamo a confronto la testimonianza del Pastore Giovanni
Sola che ci parla di una sola famiglia convertitasi nell'anno
1923 per la testimonianza di Butera Pietro, e le parole scritte
dal Federico, possiamo dedurre che in soli cinque anni la chiesa
di Palermo sotto la guida di Donato Lippolis era cresciuta di
almeno una novantina di membri.
Il ritorno di Giovanni Sola a Palermo.
Intorno al 1929, in seno al Movimento Pentecostale sorse una
controversia sia negli U.S.A. che in Italia, sull'attualità
delle decisioni del Concilio di Gerusalemme di Atti degli Apostoli
al capitolo quindici.
Tale situazione fu vissuta anche dalla chiesa Pentecostale di
Palermo, e a raccontarci ancora di quest'altra realtà
è sempre il Pastore Vincenzo Federico " In quel
tempo era in campo, sia negli U.S.A. che in Italia, la scissione
per l'interpretazione del concilio di Gerusalemme, (Fatti 15).
Questo causò tanto danno nelle chiese, il fratello Lippolis
aderì alla cosiddetta frazione dei liberi, quindi fu
la divisione anche nella chiesa di Palermo; sorse un nuovo locale
di culto guidato dal F.G.Sola " 8.
Dopo la separazione, la chiesa fu condotta da colui che era
stato il primo pastore a guidare i neoconvertiti nel capoluogo
siciliano.
Il pastore Sola proseguì il suo ministero nella città
di Palermo durante gli anni della terribile persecuzione che
si abbatte su tutto il movimento Pentecostale in Italia.
La chiesa Pentecostale a Palermo dal 1929
al 1944.
In questo periodo di grande travaglio per la chiesa a causa
della persecuzione, non si hanno molte notizie degli eventi
che si susseguirono all'interno della chiesa Pentecostale di
Palermo, infatti in questo periodo si avvertivano già
gli effetti del Concordato tra lo Stato e il Vaticano che impediva
alle minoranze religiose la libertà di culto.
Già negli anni '30 e 31 con grandissime difficoltà,i
fratelli erano obbligati a riunirsi quasi di nascosto nelle
case private cercando di adorare in "in spirito e verità"
il Signore nel quale avevano creduto.
La situazione divenne peggiore nel 1935 con la famosa circolare
" Buffarini-Guidi" inviata a tutti i prefetti del
Regno, nella quale veniva chiaramente ordinato lo scioglimento"dovunque
esistano" di chiese pentecostali.
Ed è in questo periodo che i credenti palermitani trovarono
rifugio nelle altre chiese evangeliche della città di
Palermo, cioè in quella Metodista e in quella Valdese.
Nel 1941 si trasferì a Palermo un certo Leonardo Bonafede,
nato a Cerda provincia di Palermo il 3 ottobre 1892, che si
era convertito nella comunità di Termini Imerese, attraverso
la testimonianza di Sasso "che veniva dall'America nel
1929."
Il Bonafede arrivando a Palermo si preoccupò di trovare
i fratelli di fede pentecostale per ricostituire, insieme a
loro, quel nucleo che si era disgregato a causa della persecuzione.
Il Signore volle che il Bonafede incontrasse un certo Gioacchino
Greco, già convertito all'evangelo, che abitava nelle
vicinanze del porto precisamente in via Emerico Amari, e insieme
a lui e con qualche altra famiglia iniziarono a riunirsi per
celebrare i culti all'Eterno.
A presiedere le riunioni, in questo periodo, sono i fratelli
Greco, Bonafede e Butera. Questa attività spirituale
clandestina durò sino allo sbarco degli alleati quando
si ristabilì la libertà di culto.
Il dopoguerra: dal 1944 al 1949.
Nel 1944 terminata la guerra si trasferì a Palermo il
pastore Luciano Tomasello, convertitosi al Signore insieme alla
sua famiglia a Bagheria (PA) e con la sua consorte andò
ad abitare in Via E. Amari n° 23.
Ma facciamo narrare a lui stesso come andarono le cose in quel
periodo:
"Dopo sposato mi trasferii definitivamente a Palermo e
iniziammo le riunioni a casa di mio cognato Giambattista Lo
Galbo, abitava in Via Emerico Amari al n° 80, e in questo
periodo abbiamo avuto le visite del fratello Sola sopratutto."
9
Con l'arrivo del pastore Luciano Tomasello a Palermo, la chiesa
del capoluogo siciliano iniziò ad avere un buon successo.
Tanti erano coloro che dopo avere ascoltato il messaggio della
Parola credevano ed era battezzati nello Spirito Santo.
Presto la casa del Lo Galbo non poté rispondere più
alle esigenze della comunità che cresceva di giorno in
giorno.
Intanto, nel 1947, la maggioranza delle chiese pentecostali
si costituirono come "Assemblee di Dio in Italia"
richiedendo alle Autorità il riconoscimento giuridico.
LA CHIESA A PIAZZA VITTORIA.

| Locale di culto a
Piazza Vittoria |
Sempre nel 1947 si convertì al Signore una giovane:
Rosa Chinzi coniugata con Antonino Barresi. Nei primi giorni
della sua conversione ebbe una forte opposizione dal marito,
che in tutte le maniere cercava di impedirle di frequentare
le riunioni di culto.
Una sera, mentre la moglie era insieme ad alcuni credenti per
pregare, il consorte le fece trovare al suo ritorno a casa fuori
della porta quelle pochissime sue suppellettili.
Un pomeriggio anche Antonino Barresi fu toccato dall'Evangelo
e fu salvato e battezzato nello Spirito Santo. Nella testimonianza
Salvatrice Bonafede, figlia di Leonardo Bonafede, leggiamo:
"Quel luogo dove ci radunavamo divenne pieno di anime
che accettarono il Signore ed i nostri vicini di casa
poi
abbiamo avuto bisogno di affittare un locale più grande
e lo affittammo in Piazza Vittoria
di fronte all'abitazione
di
Antonino Barresi che si convertì all'Evangelo."
10
Questo locale di culto era l'abitazione di Francesco Barresi,
padre di Antonino Barresi che, attratto dalla sincerità
e dall'amore che vigeva in mezzo al popolo pentecostale , mise
a disposizione la propria casa, dividendo con essi l'affitto.
Di questo periodo così racconta il Pastore Luciano Tomasello:
"Dopo le riunioni fatte in casa con il fratello Lo Galbo,
andammo in Piazza della Vittoria n°4, difatti così
sorridendo dicevamo a qualche fratello che ci visitava
dicendo
ci troviamo qua fra la Questura da un lato e il palazzo del
Cardinale dall'altro. Questa abitazione era di proprietà
di Francesco Barresi, padre del poi pastore Antonino Barresi.
" 11
Il nuovo locale era formato da una saletta di circa 50 Mq,
arredata con modestissimi banchi costruiti alla meno peggio
dai credenti stessi.
La comunità contava circa quaranta membri, più
alcuni simpatizzanti.
Si tenevano tre riunioni la settimana, compresa la domenica.
La comunità presieduta dal pastore Luciano Tomasello
ricevette parecchie visite da parte di fratelli missionari provenienti
dagli U.S.A. che visitavano la chiesa per incoraggiarla ed aiutarla
nell'evangelizzazione.
In maniera particolare viene ricordata la sorella Manzella che
svolse un'attività non indifferente per il progresso
della chiesa palermitana.
Il Signore continuava ad aggiungere salvati alla sua chiesa,
al punto che presto si dovette cercare un locale più
ampio che potesse rispondere alle esigenze della comunità.
Infatti alla fine dell'anno 1949 la chiesa fu trasferita in
vicolo Ragusa., traversa del corso Vittorio Emanuele, strada
che divide in due il centro storico palermitano.
Uomini Sapienti, "Un episodio curioso".
Tantissime volte il popolo pentecostale è stato accusato
di vivere la propria esperienza con Dio basandosi unicamente
sull'emotività. L'episodio che ci accingiamo a raccontare
avvenuto nel 1947 dimostra perfettamente il contrario, e cioè
che i pionieri di questo movimento non hanno basato la loro
esperienza e la loro attività sull' "io Sento",
ma unicamente su quello che il Signore comandava loro per far
sì che l'opera Sua potesse andare avanti nell'equilibrio
della Parola di Dio.
A raccontarci questa storia è il pastore Vincenzo Federico:
"
Un giorno andai a casa del pastore Lucio Tomasello,
perché entrambi incaricati dal Comitato Regionale di
svolgere una certa missione nella comunità di Palermo
da lui curata. Mi fu presentata una ventina di fedeli, per lo
più giovani di ambo i sessi, provenienti dalle chiese
di Trapani e Corleone.
Costoro, influenzati da una sorellina ritenuta profetessa, si
erano messi in viaggio per recarsi ad evangelizzare alcune città
del Nord Italia e dell'estero.
A nulla erano valse le esortazioni dell'anziano per farli desistere
dal loro intento, convinti com'erano di dover ubbidire a Dio.
Essi cercarono di persuadere anche me (io li conoscevo tutti)
che si trovavano nella volontà di Dio, capii che la soluzione
della cosa era piuttosto difficile e rivolsi la mia mente a
Dio, per chiederGli uno speciale discernimento. Di lì
a poco, mi sentii ispirato ad invitarli a pregare insieme, cosa
che fecero volentieri. Appena tutti furono scesi in ginocchio,
la sorellina ritenuta profetessa cominciando a pregare concluse
con un ordine: Leggete il capitolo 20 dell'Evangelo di S.Marco.
Io allora dissi Grazie Signore della Tua guida e, alzatici in
piedi, presi il Nuovo Testamento e pregai la sorellina di leggere
il capitolo da lei citato, semmai lo avesse trovato; ma
poiché
esso non esiste, ella non lo trovò. Così mi rivoltai
alla sorellina in presenza di tutti gli altri e dissi: Tu non
profetizzi né da parte del Signore, né da parte
di Satana, come alcuni hanno detto, ma solamente di testa tua;
lo prova il fatto che prima hai commesso l'errore di citare
un capitolo che non esiste perché sei tu che non conosci
quanti capitoli contiene l'Evangelo di S.Marco.
A quella prova evidente, gli altri rimasero tutti afflitti,
scoraggiati
Qualcuno disse: e adesso come compariremo davanti
ai nostri pastori e alle nostre chiese? Allora io e il fratello
Tomasello decidemmo di metterci in viaggio per accompagnarli
ed aiutarli a reinserirsi nelle loro chiese" 12.
1949 - Il fiele del dissenso.
L'inizio del 1949 non fu un periodo piacevole per le chiese
delle "Assemblee di Dio in Italia" (ADI), in quanto
sorse un problema che travagliò parecchio tutto il movimento.
Per raccontare questo triste episodio prendiamo spunto da un
articolo pubblicato su Cristiani Oggi.
"Le Assemblee di Dio in Italia, sorte con l'unanime consenso
dei rappresentanti della stragrande maggioranza del movimento
Pentecostale italiano, nel 1949 dovevano non soltanto continuare
a lottare per ottenere quella libertà per la quale si
erano costituite, ma anche controbattere un gruppo di dissidenti
che, come è stato già accennato, fomentavano discordie
in seno alle comunità, nelle quali, intanto si manifestava
un periodo di fiorente risveglio.
Alcuni esponenti della corrente intransigente della Chiesa Cristiana
del Nord America, anche se non ufficialmente, si trovarono coinvolti
inconsapevolmente con elementi interessati al proprio tornaconto,
alcuni dei quali risultarono anche di dubbia moralità.
Costoro diffusero una circolare denigratoria contro le A.D.I.
con un invito ai conduttori delle comunità pentecostali
a partecipare ad un convegno che si sarebbe tenuto il 19 e 20
Febbraio del 1949 a Palermo, per costituire una chiesa in comunione
con la Chiesa cristiana del Nord America.
Il Comitato Esecutivo venuto a conoscenza di questa iniziativa
secessionista si riunì in seduta plenaria coi vari comitati
di zona a Roma e all'unanimità approvò l'invito
di due lettere circolari ai conduttori delle chiese associata
alle A.D.I."13
Da questa chiara esposizione di tale situazione possiamo renderci
conto che nonostante il movimento si diffondeva a macchia d'olio
in tutta la penisola, in maniera particolare in Sicilia, non
mancarono le difficoltà.
Ma la guida dello Spirito Santo e la sapienza che procede da
Dio, spinsero i responsabili a scrivere una prima circolare
dove chiaramente venivano trattati punti fondamentali per il
progresso dell'evangelo nella nostra nazione.
Data l'importanza di tale scritto riteniamo opportuno citarla
per intero:
"Roma, 8 Febbraio 1949
Amati fratelli nel Signore,
I vari comitati dell'opera d'Italia riuniti in questa data in
Roma, hanno esaminata la situazione dell'opera stessa. I rapporti
dati dai membri hanno fatto conoscere la necessità di
ragionare e raggiungere quanto occorre per la prosperità
di tutte le chiese della nostra nazione.
Come prima cosa è stata riconosciuta l'opportunità
di confermare a tutti i fratelli del mondo che i nostri intendimenti
in Cristo sono quelli stessi che ci sono stati insegnati fin
dal sorgere dell'Opera e che noi intendiamo custodire sempre
più gelosamente per la gloria di Dio e per la nostra
edificazione in Lui.
Noi siamo oggi come ieri figliuoli di Dio per la fede in Cristo
Gesù e gioiamo per lo Spirito Santo della promessa, che
ci è stato donato come caparra della futura eredità
nei cieli, e quindi sappiamo di avere nel cospetto del Signore
soltanto il glorioso nome di cristiani.
Ancora una volta precisiamo che per esigenze collegate al riconoscimento
e alla libertà del nostro Movimento in Italia, abbiamo
dovuto ubbidire alle leggi che ci imponevano di dare un nome
ufficiale all'Opera del Signore. Il nome di "Assemblee
di Dio in Italia" non è quindi l'opportuna adesione
ad una richiesta governativa, perché solo il movimento
delle Assemblee di Dio di Springfield ha potuto fornirci i documenti
richiesti dal governo, pur lasciandoci completamente liberi
ed indipendenti come siamo sempre stati.
Questa dichiarazione è una premessa alle deliberazioni
che sotto vi elenchiamo e che sono state prese nella certezza
che i conduttori delle chiese d'Italia e del mondo intero ne
prenderanno visione e ne cureranno l'osservanza, affinché
l'Opera della nostra nazione che ha subìto tante vessazioni
e tante sofferenze possa, in questo periodo di risveglio e di
prosperità spirituale, godere di quella pace e di quella
serenità necessarie al suo rigoglioso sviluppo.
Ecco ora le deliberazioni che sono state prese:
1.- L'Opera d'Italia, giusto come precedentemente stabilito
all'unanimità da tutti i conduttori delle sue chiese,
vuole mantenersi libera e indipendente dalle interferenze o
dall'autorità di qualsiasi altra Opera o denominazione,
ritenendo che questo Movimento appartiene unicamente a Dio e
non può divenire monopolio degli uomini.
2.- L'Opera d'Italia, pur non essendo legata a nessun movimento,
decide di accettare tutti quei servitori di Dio che verranno
all'unico scopo di predicare Cristo ed Esso crocifisso, e saranno
quindi apportatori di pace, amore e concordia.
3.- L'Opera d''Italia conferma che tutti i servitori, da qualsiasi
località provengano, potranno svolgere la loro attività
spirituale solo dopo essersi messi in contatto con i comitati
di zona che contribuiranno moralmente e spiritualmente al loro
lavoro, nello spirito di carità fraterna che ci unisce
nel Signore.
4.- L'Opera d'Italia non vuole udire, e tanto meno accettare,
rapporti o accuse o giudizi contro fratelli o contro chiese
di altre nazioni, perché desidera curare l'amministrazione
spirituale esclusivamente del campo affidatole da Dio.
Ed ora, cari fratelli, esortandovi a pregare sempre più
fervidamente per lo sviluppo e per la pace di tutte le chiese,
cogliamo la felice opportunità per porgervi i nostri
fraterni cristiani saluti nel Signore".14
Nella stessa riunione dei vari comitati A.D.I. fu anche preparata
un'altra lettera da inviare a tutti i conduttori di chiesa trattando
un aspetto più privato del "Convegno di Palermo"
. Nella circolare inviata ai vari responsabili, a cui era aggiunto
l'invio per partecipare al succitato convegno, si specificava
che non si riteneva opportuno partecipare a tale invito e quindi
a confutare le accuse contro le A.D.I. in quanto era sufficiente
dire che la vantata comunione con le Chiese cristiane del Nord
America era una grossa menzogna.
"Dalle suddette chiese per questa iniziativa da loro presa
a danno dell'opera del Signore in Italia, ma anzi, stando alle
assicurazioni passate, recenti e recentissime ricevute dagli
Stati Uniti, fra le quali quella del fratello Angelini in data
26 Gennaio 1949
consapevoli della condotta e dei disordini
dei menzionati, non intendendo avere, NESSUNA COMUNIONE, con
esse.
Soprattutto, la direzione della chiesa cristiana del Nord America
si riferiva ad un individuo che aveva da molti anni creato gravi
problemi negli Stati Uniti e poi, su sua personale iniziativa
era tornato in Italia non per missione ma unicamente per svolgere
un'attività commerciale, che avendo diviso la comunità
di Palermo, aveva creato un'altra comunità autonominandosi
Pastore".15
Quel convegno di Palermo tanto pubblicizzato, anche se come
giustamente disse un membro del comitato di zona A.D.I.: "una
scarsissima partecipazione degli intervenuti non può
assolutamente chiamarsi convegno"16,
diede origine alla costituzione della Chiesa Cristiana d'Italia,
venne eletto un segretario, un tesoriere, e fu stabilita la
pubblicazione di un periodico, organo ufficiale di questo nuovo
movimento.
Tutto sommato quel convegno non ebbe i risultati ambiti dai
promotori, infatti il progetto di contrapposizione alle A.D.I.
ben presto fallì.
"Indubbiamente, le due circolari del Comitato Esecutivo
A.D.I. ebbero un luogo di chiarimento e di difesa dinanzi alle
accuse che erano soltanto un'intessitura di menzogne esposte
al solo fine di trarre in inganno i semplici e di sedurre gli
ignari promettendo libertà. Nonostante il contenuto poco
edificante della circolare n°2, la conclusione conteneva
anche una buona notizia che purtroppo poi risultò soltanto
illusoria: P.S. - Cari fratelli, in risposta alle molte domande
rivolteci a riguardo del riconoscimento giuridico dell'Opera,
comunichiamo che, da notizie pervenuteci durante la presente
riunione, apprendiamo che la nostra pratica è giunta,
all'ultima fase della procedura burocratica ministeriale e che
pertanto si prospetta la possibilità di un prossimo totale
riconoscimento.
Queste erano le speranza e le promesse vane fatte da alcuni
funzionari governativi ai legali dell'Ente, mentre invece la
realtà, come vedremo, risultò totalmente diversa.
Le A.D.I. dovettero ingaggiare una vera e propria battaglia
contro il silenzioso ma ostinato rifiuto deciso dal ministro
dell'Interno Mario Scelba di concedere il riconoscimento giuridico
e quindi la libertà di predicazione al Movimento".
17
Poco c'è da aggiungere alla chiarezza di tale scritto,
ma l'unica considerazione che possiamo fare è che Dio
in Cristo continua a guardare il Suo popolo., d'altronde nella
Sua Parola dice: "Le porte dell'Ades non la potranno vincere".
18
LA CHIESA PENTECOSTALE IN VICOLO RAGUSA DAL 1949 AL 1952.

| La chiesa di Vicolo
Ragusa, dove si tenne il convegno Pastorale Nazionale ADI
del 1951 |
Il nuovo locale ove i credenti si trasferirono, negli anni
precedenti era stato adibito a cinema. I credenti stessi si
preoccuparono di renderlo il più accogliente possibile:
furono fatti lavori di ristrutturazione, costruiti dei nuovi
banchi ed un pulpito. La chiesa continuava a crescere, tante
anime si convertirono al Signore, in maniera particolare gente
che viveva condizioni di miseria particolare.
Alcuni di questi furono aiutati grazie agli aiuti umanitari
che giungevano dalle chiese degli Stati Uniti, che sollevavano
le famiglie meno abbienti da una situazione veramente precaria.
Questa situazione ebbe anche in realtà un risvolto negativo
in quanto tanti palermitani si accostarono alla chiesa Pentecostale
solo perché veniva dato loro del cibo, e non perché
avevano fatto una vera esperienza di salvezza.
"Gesù disse: In verità, in verità
vi dico che voi mi cercate, non perché avete veduto dei
miracoli, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete
stati saziati". 19
Viene raccontato che quando i missionari, accompagnati dai credenti
palermitani, giravano per le strade del centro storico per divulgare
il messaggio dell'Evangelo, qualcuno per prenderli in giro diceva
"Gloria a Gesù, gloria a Gesù, i pacchi unni
su?". Questa frase tradotta in italiano perde la sua rima
ma ugualmente, per chi non riuscisse a capire il dialetto siciliano,
desideriamo tradurla in italiano: "Gloria a Gesù,
gloria a Gesù, i pacchi dove sono?".
Tutto questo creò dei piccoli disordini in seno alla
comunità, ma tutto sommato i responsabili riuscirono
a tenere sotto controllo la situazione, facendo sì che
la chiesa potesse continuare a svolgere la propria attività
di evangelizzazione in una città dove vi era, e vi è
tuttora, desiderio di pace, amore e giustizia.
1951 - Convegno Pastorale a Palermo
Questo evento di importanza fondamentale per le Assemblee di
Dio in Italia, e quindi per il movimento Pentecostale, ebbe
un'influenza positiva su quella che era la condizione spirituale
della chiesa pentecostale a Palermo.
Questo convegno ebbe un ruolo importantissimo in quanto durante
i lavori furono stabiliti alcuni punti che tornarono a beneficio
per tutto il movimento:
"
Il Convegno nazionale del 1951, tenutosi a Palermo
dal 5 al 9 settembre, fu caratterizzato da un grande spirito
di unità ed oltre alla decisione di proseguire la battaglia
per il riconoscimento giuridico delle A.D.I., resistendo a tutte
le forme di intimidazione, vennero approvati princìpi
che manifestarono il consolidamento dell'organizzazione. Fu
istituita una commissione per l'attuazione di corsi d'istruzione
biblica. Si propose che nel prossimo futuro fossero intensificate
le visite alle chiese da parte dei membri del Consiglio Generale,
per curare più efficacemente le necessità soprattutto
spirituali del Movimento. Venne inoltre deciso, a riprova della
totale indipendenza delle A.D.I., di inviare ministri di culto
italiani in quelle nazioni straniere ove le fratellanze desiderano
ricevere relazioni sull'Opera d'Italia
.per una più
intensa collaborazione missionaria.
Un suggerimento che i neofiti, prima di recarsi in altra comunità
consorella per ricevere il battesimo in acqua, fossero esortati
a farlo in armonia col pastore della propria chiesa e con l'autorizzazione
a firma dello stesso, non soltanto riaffermava un principio
d'ordine nel rispetto dell'autonomia della chiesa locale, ma
ebbe anche la particolarità di utilizzare, per la prima
volta in un documento ufficiale, il termine ufficiale "pastore",
invece di anziano. Il fatto, ad oltre quarant'anni di distanza,
potrà sembrare di nessuna importanza, ma invece era anche
questo il segno di una concezione ecclesiologia che andava sempre
più uniformandosi all'insegnamento del Nuovo Testamento,
riconoscendo che i termini "anziano", "pastore"
e "vescovo" sono sinonimi.
Fino ad allora il termine "pastore" non era usato
per indicare i conduttori di chiesa per timore di sostituire
il ministerio cristiano con una forma di "clero",
costituendo uno stato diverso da quello proprio del sacerdozio
universale dei credenti. Riconosciamo che questo pericolo è
sempre esistito ed esiste ancora nell'ambito della chiesa cristiana,
ma un richiamo continuo all'insegnamento del Nuovo Testamento
e ad un umile e sobrio esercizio del ministerio quale dono dato
da Cristo Gesù, unito e glorificato Signore e Capo della
Chiesa, potrà sempre liberare dalla tentazione di un
ministerio professionale, anche se qualificato.
Il Consiglio Generale delle Chiese ebbe poi altri incarichi,
uno di carattere teologico quello cioè di esaminare profondamente,
alla luce delle Scritture, l'ordinazione degli anziani, quale
riconoscimento del ministerio e di farne ampia relazione al
prossimo Convegno a un altro di provvedere alla revisione dell'innario
(in collaborazione con la Chiesa Cristiana degli Stati Uniti
CCNA) e alla pubblicazione di quei volumi ed opuscoli che fossero
necessari per lo sviluppo dell'opera.
Infine gli atti del Convegno riportano due deliberazioni particolari.
La prima riguarda la periodicità dei convegni nazionali,
i quali all'epoca erano annuali, e che sarebbero stati organizzati
ogni volta che se ne ravviserà la necessità per
problemi importanti di carattere nazionale.
Probabilmente questa decisione, poi nella pratica modificata
con un Convegno biennale, aveva lo scopo di incrementare l'attività
delle zone di giurisdizione per evitare l'accentramento, demandando
ai rispettivi Comitati di Zona la responsabilità del
coordinamento delle varie attività che le comunità
di una determinata area potevano svolgere in comune.
Altra decisione importante per quell'epoca fu quella di riconoscere
per ogni località (comune o frazione) soltanto una chiesa,
salvo che la presenza di due chiese non sia giustificata dall'importanza
della località e che queste siano legate da vincoli di
comunione fraterna e di amministrazione comunitaria. Lo scopo
di questa delibera era quello di associare alle ADI comunità
disposte alla collaborazione fraterna, per non permettere quella
frammentazione inevitabile, in un ambiente come quello pentecostale,
nel quale spesso, in nome di una sedicente libertà dello
Spirito, si formavano gruppi in antitesi con la comunità
esistente, a detrimento della buona testimonianza dell'Evangelo.
Questo princìpio di ordine è rimasto valido fino
a oggi e se ha salvaguardato la serietà della testimonianza
evangelica delle ADI, non ha purtroppo impedito la proliferazione
di gruppi pentecostali indipendenti anche costituiti da credenti
talvolta scarsamente equilibrati e poco coerenti con la metodologia
ecclesiologia espressi dal Nuovo Testamento.
Questo convegno si rivelò importante anche per due deliberazioni
di carattere teologico.
La prima riguardava, come abbiamo detto, l'ordine degli anziani
con l'imposizione delle mani. Il convegno dette incarico al
Consiglio Generale delle Chiese di esaminare profondamente alla
luce delle Scritture l'argomento, per non dare all'imposizione
delle mani un valore sacramentale, estraneo al concetto del
Nuovo Testamento.
Si riconosceva che l'ordinazione degli anziani era scritturale,
ma tutti si trovarono a disagio dinanzi al fatto che molti conduttori
di chiesa, nonostante che non possedessero il ministerio della
Parola, tuttavia avevano l'aiuto di Dio, tenuto insieme e curato
dai gruppi nel periodo difficile della persecuzione.
Non fu ritenuto opportuno offendere questi veterani ordinando
altri ma non loro, facendoli di conseguenza sentire come anziani
di serie B e quindi tutto venne rinviato. Tuttavia, per la prima
volta, fu presa in esame l'idea di un ruolo generale dei ministeri,
che negli anni seguenti avrebbe preso corpo con la formulazione
definitiva del regolamento interno delle ADI.
L'altra delibera di carattere teologico fu quella della conferma
del battesimo nello Spirito Santo. Si riconobbe che l'esperienza
del battesimo nello Spirito Santo pur essendo personale non
era privata, cioè doveva essere confermata da quanti
erano presenti a quell'evento benedetto, come risultava dall'episodio
verificatosi in casa di Cornelio
Quindi il Convegno riconobbe
che la conferma di questa speciale benedizione era biblica e
incoraggiavano i conduttori di chiesa ad attuarla.
Inoltre, si sottolineava il fatto che il parlare in altre lingue
era soltanto l'evidenza iniziale del battesimo nello Spirito
Santo, ma la dimostrazione costante di questa benedizione era
manifestata dal frutto dello Spirito Santo
Queste due deliberazioni che a noi oggi sembrano ovvie erano
un passo fondamentale verso quella equilibrata coerenza scritturale
che avrebbe reso testimonianza della serietà delle chiese
associate alle ADI".20
La costituzione dell'Assemblea Cristiana
Evangelica di Palermo.
Nella primavera del 1954 si creò nella chiesa di Palermo,
presieduta dal pastore Lucio Tomasello, una situazione difficile
che spinse saggiamente il Consiglio Generale a suggerire al
suddetto di trasferirsi ad altra comunità.
Gli fu proposto di trasferirsi alla comunità di Torino.
Il Tomasello chiese del tempo per dare una risposta e nel luglio
del '54 il Consiglio Generale fu obbligato a pregarlo di esprimere
la sua decisione e qualora non avesse accettato a rassegnare
le sue dimissioni.
Egli rispose, nell'agosto del '54, di non concordare con la
proposta e di conseguenza si costituì come gruppo indipendente.
Bisogna riconoscere ad oltre trent'anni di distanza che il pastore
Tomasello pur organizzando una comunità totalmente autonoma
dalle A.D.I. ha continuato a dimostrare uno spirito di cristianesimo
genuino evitando contrasti e discussioni e in questo modo pur
seguendo quanto individualmente sentiva da parte di Dio ha continuato
fino ad ora a testimoniare senza rivalità alcuna della
potenza dell'Evangelo.
La comunità a Piazza Magione
Dopo il duro colpo che la chiesa palermitana aveva subìto
il Consiglio Generale delle Chiese incaricò Vincenzo
Federico, di riunire tutte quelle famiglie che non avevano accettato
la scelta del Tomasello, rimanendo nell'ambito delle Assemblee
di Dio. Il gruppo iniziò a radunarsi in una casa privata.
Questa situazione durò sino a quando non fu trovato un
vero e proprio locale di culto, cioè quello di Piazza
Magione, locale non più esistente in quanto raso al suolo
per allargare la Piazza.
Il gruppo era formato dalle famiglie Morisco, Barresi, Sferlazza,
Orlando e da qualche altro simpatizzante.
La fedeltà di Dio e l'operato dei responsabili fece in
modo che le varie attività ricominciassero a funzionare.
Indubbiamente tutto questo non fu per niente facile ma lo Spirito
di Dio seppe operare nei cuori dei credenti, che con nuovo entusiasmo
continuarono a servire il Signore.
Non passò molto tempo e la comunità A.D.I. dovette
attraversare un altro periodo di tempo non troppo facile in
quanto gli abitanti di quella Piazza, istigati dal prete rionale,
iniziarono a perseguitare i credenti minacciandoli, spesse volte
la comunità dovette subire delle vere e proprie violenze.
Tanti erano giovani che durante le riunioni di culto si schieravano
davanti alla chiesa e lanciavano contro i credenti pietre e
altri oggetti che qualche volta raggiungevano il bersaglio.
Una sera, in maniera particolare, gli abitanti di quel quartiere
cercarono di cacciare via i credenti che riuniti celebravano
il culto. Alcuni giunsero davanti alla comunità portando
a spalla una statua raffigurante un santo, la piazzarono davanti
la porta d'ingresso mentre altri armati di bastoni cercarono
di fare uscire i credenti sulla strada per poterli picchiare.
La situazione di quella sera degenerò al punto che fu
necessario l'intervento della forza pubblica.
Il culto di quella sera fu una riunione "scortata"
. Così racconta la fine di quella serata uno dei presenti:
"Il maresciallo chiamò me ed il fratello Rosario
Di Palermo e ci chiese di presentare una denuncia contro il
prete in quanto ci avrebbe pensato lui a buttare in galera quel
delinquente, noi rispondemmo che desideravamo vivere in pace
con tutti, il Maresciallo stupito della nostra risposta, perché
ben sapeva quello che ci aveva fatto, tornò nella sua
automobile stupito della nostra risposta".
Dopo qualche tempo il Consiglio di chiesa ritenne opportuno
cercare un nuovo locale e ne fu trovato uno nei pressi dell'Orto
Botanico, precisamente in via Archirafi n°15. Crediamo,
però che prima di continuare a trattare della chiesa
delle Assemblee di Dio a Palermo non sia fuori luogo dare alcune
notizie sulla persona e sul ministerio di Rosario Di Palermo.
Rosario Di Palermo e il suo Ministerio

Rosario Di Palermo nacque a Corleone il 14 ottobre del 1905,
da famiglia di agricoltori. La sua conversione risale al periodo
della persecuzione contro il Movimento Pentecostale. Le notizie
che riguardano il tempo e il modo in cui Rosario Di Palermo
venne a conoscenza del messaggio evangelico ci vengono riferite
dal fratello Giuseppe Piraino, conduttore del nascente gruppo
pentecostale a Corleone fondato dal fratello Gaspare Grasso,
nel 1929.
"
Rosario Di Palermo stava dirimpetto a casa mia.
Mia moglie non convertita, parlò alla moglie del Di Palermo,
perché il Signore aveva battezzato con lo Spirito Santo
Francesco Di Palermo il miracolato
Così la moglie
di Rosario Di Palermo espresse il desiderio di volere essere
presente alla prima riunione che seguiva. Fu così che
alla prima riunione mia moglie chiamò la moglie del Di
Palermo, e vennero marito e moglie, questo fu nel 1936.
Mi ricordo che cantavamo, io gli porsi l'innario e subito si
mise a cantare con noi.
Dopo la celebrazione del culto mi fecero una quantità
di domande, io gli risposi per il Santo Evangelo, gli regalai
un Evangelo e così si convertì al Signore".21
Nel 1938, a causa della persecuzione violentissima contro il
Movimento Pentecostale, in maniera particolare verso gli "Anziani"
conduttori di chiesa, anche il pastore Giuseppe Piraino fu arrestato
e picchiato e quindi dovette allontanarsi dalla cittadina di
Corleone e in assenza sua Rosario Di Palermo si prese cura della
piccola comunità.
Con l'arrivo degli alleati e quindi il ritorno della libertà,
i conduttori delle chiese siciliane ripristinarono i contatti
perduti a causa della guerra e su iniziativa del Pastore Vincenzo
Federico, conduttore della chiesa di Raffadali (Ag), venne organizzato
il primo Convegno Regionale della Sicilia che si tenne a Raffadali
dal 25 al 27 agosto 1944.
"
In quel Convegno, il primo in Italia a costituire
un comitato regionale, furono prese deliberazioni tanto importanti
da essere considerate alla stregua di un Convegno Nazionale.
In quell'occasione Rosario Di Palermo, in rappresentanza della
chiesa di Corleone, venne nominato cassiere per la raccolta
delle offerte delle chiese della provincia di Agrigento, Caltanissetta,
Palermo e Trapani.
Il suo incarico come cassiere provinciale continuò fino
al 1946 quando deliberato il coordinamento amministrativo di
tutte le chiese d'Italia, entrò a far parte del sottocomitato
missionario, ricostruzione e fondo di pietà della Sicilia.
Fu proprio in quel Convegno Nazionale che Rosario Di Palermo,
per i rapporti precedenti avuti prima del 1944, con gruppi della
corrente mistico-rigorista della Sicilia, con Nicola Di Gregorio,
fece parte della commissione che tentò inutilmente di
comporre ogni questione, invitando i responsabili del gruppo
suindicato. Nel 1947 con la costituzione delle Assemblee di
Dio in Italia, il fratello Di Palermo venne confermato nel suo
incarico e rieletto anche nel Convegno del 1949 quando entrò
a far parte del C.G.C. che sostituì l'originario Comitato
Esecutivo".22
Rosario Di Palermo era un uomo che non mancava di ingegno,
infatti per supplire alle necessità economiche della
sua famiglia organizzò a Corleone un piccolo panificio,
a conduzione familiare per avere sia il sostegno economico che
veniva tratto dai guadagni della vendita del pane ma soprattutto
per poter svolgere con più libertà l'attività
evangelistica che si allargava sempre di più nella zona.
In questo periodo, proprio nel pastificio, Rosario Di Palermo
fu vittima di un grave incidente causato dalla macchina che
impasta la farina, fu mutilato del braccio destro.
Nonostante tutto non fermò la sua attività, continuò
a lavorare e a predicare l'Evangelo, facendo giungere la testimonianza
in alcuni paesi della provincia di Palermo come Godrano, San
Giuseppe Jato, Contessa Entellina, non abbandonando però
la cura delle comunità di Corleone e Campofiorito.
Come ben sappiamo dal 1947 al 1955 le vessazioni contro la chiesa
pentecostale non finirono, vi era divieto di tenere riunioni
in pubblico ed in privato e Rosario Di Palermo fu tra i tanti
presi di mira nel 1952 per le sue iniziative evangelistiche
nel Palermitano. Infatti il 20 febbraio del 1952 a Corleone
e poi il 22 Febbraio a Campofiorito Di Palermo veniva diffidato
a non esercitare più nessuna attività religiosa
in pubblico e in privato.
Nonostante le difficoltà che si presentarono, l'audace
Di Palermo risoluto nel suo fare non si fece intimorire dalle
difficoltà e dalle diffide e continuò a predicare
la Parola fino a quando il 13 aprile del 1952 fu arrestato nel
paese di Campofiorito mentre celebrava un culto in una casa
privata.
Di Palermo venne rilasciato dopo 11 giorni di prigionia, e appena
libero scrisse una lettera al Comitato Esecutivo delle ADI dove
spiegava il come e il perché del suo arresto.
Grazie a Dio questo tipo di situazione terminò con la
sentenza del Consiglio di Stato del 1954 che favorì le
"Assemblee di Dio in Italia" revocando quello che
era l'intento della circolare Buffarini-Guidi contro il Movimento
Pentecostale.
Nel 1955 Rosario Di Palermo ottenne, insieme ad altri fratelli
delle ADI, il riconoscimento governativo quale ministri di culto.
Il pastore Di Palermo continuò il suo ministerio e fu
ininterrottamente rieletto dal 1950 al 1963 cassiere nazionale
delle ADI, anno in cui per ragioni personali si dimise da ogni
incarico ufficiale.
Dal 1963 fino alla sua morte avvenuta nel 1988 Di Palermo svolse
la sua attività nella provincia di Catania presso le
chiese delle Congregazioni Cristiane pentecostali.Rosario Di
Palermo appartiene al numero dei protagonisti che insieme ai
numerosissimi testimoni, di cui soltanto Dio conosce i nomi,
fa parte di quella "grande folla
che gridavano con
gran voce la salvezza dell'Eterno appartiene all'Iddio nostro
il quale siede sul trono e all'Agnello".23
La chiesa in Via Archirafi.
Quando i credenti si trasferirono in Via Archirafi la chiesa
sempre sotto la guida del pastore Rosario Di Palermo, contava
circa una cinquantina di membri comunicanti più alcune
famiglie simpatizzanti, quello fu un buon momento per la comunità
che cresceva spiritualmente e numericamente. In quel periodo
giunse come nuovo conduttore di chiesa, il giovane Domenico
Barbera, di Lascari provincia di Palermo, che restò nella
città di Palermo solo per pochi mesi sino all'arrivo
del pastore Vincenzo Costanza. Di Raffadali provincia di Agrigento,
che condusse la chiesa per circa tre anni sino a quando si recò
ad esercitare il proprio ministerio tra gli italiani del Nord
Europa.
In quel periodo la comunità svolse parecchie campagne
evangelistiche trovando numerosi riscontri fra la gente; tante
erano le persone che si convertirono all'Evangelo a tal punto
che nel 1963 fu deciso l'acquisto di un nuovo locale di culto.
Dopo svariati tentativi i responsabili trovarono un locale che
rispondeva alle loro esigenze nel quartiere Noce in Via Luigi
Razza n°23.
La comunità in Via L. Razza.
Dopo la partenza del fratello Costanza la responsabilità
della conduzione della comunità fu data al pastore Calogero
Monreale di Termini Imerese.
Il pastore Calogero Monreale è stato alla guida della
comunità dal 1964 al 1992.
In questi 28 anni la comunità palermitana si è
sviluppata ed è cresciuta in tutti i sensi, sia da un
punto di vista numerico che da un punto di vista spirituale.
L'attuale pastore Rodolfo Arata ricorda :
"Il giorno 9 giugno u.s., all'età di 79 anni, si
è addormentato nel Signore il fr. Calogero Morreale.
Originario di Termini (PA), si convertì all'evangelo
in giovane età, nell'immediato dopoguerra, servendo il
Signore con ardore giovanile e con lo zelo che è frutto
dell'opera dello Spirito Santo."
Nel 1964 cominciò a prendere cura della comunità
di Palermo, appena trasferitasi in Via Luigi Razza e furono
anni di notevole sviluppo." Il fr. Morreale in quegli anni
lasciò il suo lavoro secolare di panettiere per dedicarsi
a pieno tempo al ministerio pastorale. Nel 1969 divenne il conduttore
della comunità di Bagheria, appena costituitasi nel locale
di Via Sant'angelo, poi trasferitasi in Via G. Amendola, ed
anche in questo caso il suo ministerio produsse apprezzabili
risultati. Per più di 20 anni, grazie anche all'opera
dei suoi collaboratori, ha curato le tre comunità di
Palermo, Bagheria e Termini Imerese. A partire dal 1992, per
l'età e le non più floride condizioni di salute,
cominiciò a lasciare le responsabilità pastorali,
accompagnato dalla stima e dall'affetto dei fedeli delle tre
comunità.

La sua fede ed il suo ministerio erano saldamente fondati sulla
parola di Dio: furono proprio lo studio e la meditazione della
Bibbia che lo portarono alla conversione. Il suo insegnamento
e la sua predicazione dimostravano una profonda conoscenza delle
Sacre Scritture, cosa che destava l'ammirazione degli ascoltanti,
tanto più in considerazione del fatto che la sua carriera
scolastica si era limitata alla frequenza della scuola elementare.
Dotato del dono naturale di una buona memoria, citava con straordinaria
facilità versi e riferimenti biblici a supporto dei suoi
ammaestramenti e in risposta ad ogni obiezione o richiesta di
chiarimento. Dichiarava di non essere in grado di preparare
un sermone seguendo uno schema prefissato e spesso la sua predicazione
era estemporanea. Chi lo ha conosciuto negli anni del suo pieno
vigore fisico e mentale sa che non si risparmiava per adempiere
tutti i compiti del suo ministerio: oltre a tenere i culti nelle
comunità curate, si prodigava nell'evangelizzazione con
riunioni all'aperto, incontri in case private, contatti personali;
visitava i fedeli, nelle case e negli ospedali. Il tutto con
amore, zelo dedizione e, grazie alla naturale affabilità
del suo carattere, era circondato dappertutto da affetto e simpatia.
E' stato un uomo semplice, schietto, sincero: non si dava arie,
ma come un fratello tra fratelli, esercitava il suo ministerio
con profonda umiltà, ma anche con la consapevolezza dell'alta
dignità dello stesso. Le doti che possedeva e l'opera
di Dio evidente nella sua persona ne hanno fatto mettere in
secondo piano i limiti, e i suoi insegnamenti, la sua opera,
il suo esempio non saranno dimenticati da chi, come chi scrive
queste poche note, ha avuto la gioia e il privilegio di conoscerlo,
di godere del suo ministerio, di lavorare con lui nel campo
del Signore. 24
"Il 26 gennaio 1992, al termine di un culto
carico di commozione, il fratello Calogero Monreale lascia la
guida della comunità e ne assumo la responsabilità
io, che ne ero membro fin dal 1970".25
Dal 1992 al 1995 i culti continuarono a celebrarsi nel locale
di Via Luigi Razza, ormai non più sufficiente per accogliere
le centinaia di persone che in quegli anni si erano convertite.
"Tre anni dopo, il 4 febbraio 1995, il Signore ci concede
la gioia di potere tenere il culto di dedicazione del nuovo
locale di culto. L'esigenza di un nuovo locale più ampio
si era resa evidente già diversi anni prima, a motivo
della crescita numerica dei fedeli, alcuni dei quali non potevano
trovare più spazio neppure in piedi
durante il culto
domenicale." 26
Lo sviluppo della comunità si manifestò con la
nascita di alcune "missioni", poi divenute comunità
costituite.
Palermo - Tommaso Natale.
Nel 1963 si convertì al Signore una famiglia di nome
Leto, residente a Tommaso Natale, i cui membri da principio
iniziarono a frequentare un locale a Tommaso Natale dove potersi
riunire con più facilità, in quanto questo quartiere
della città di Palermo si trova all'estrema periferia
e i mezzi di trasporto di quei tempi non permettevano ai neo
convertiti di frequentare assiduamente i culti.
I credenti espresso questo desiderio al Consiglio di chiesa
si preoccuparono di trovare una saletta dove potersi riunire.
Fu trovato un piccolo e vecchio locale in via Sferracavallo
n°35 dove i credenti iniziarono le riunioni di culto. A
quei tempi non vi erano molte possibilità economiche
e quindi i credenti per celebrare il culto dovevano portare
le sedie da casa e come pulpito vi era un modestissimo tavolino
donato da Leto Gioacchino per tale circostanza.
Il Consiglio di chiesa propose ad Antonino Barresi, vice pastore
della chiesa di Palermo Via L. Razza, di prendersi cura di questa
nascente opera.
"
Quando i fratelli mi chiesero di curare il gruppo
nascente di Tommaso Natale, risposi che desideravo pregare il
Signore prima di assumere tale incarico. Dopo aver pregato ed
avuto una risposta chiara da parte del Signore accettai la proposta
dei fratelli ed incominciai a lavorare presso questa piccola
missione
Quando abbiamo cominciato eravamo circa dieci
persone compresa la mia famiglia. La situazione non era per
niente facile in quanto i fedeli non godevano di ottima salute
fisica
due di questi avevano anche dei problemi spirituali
abbastanza seri, a tal punto che io dovevo pregare, testimoniare,
predicare e poi nuovamente pregare
Una sera afflitto per tale situazione misi alla prova il Signore
e Gli dissi: se Tu mi hai chiamato e questa è la tua
volontà, questa sera Signore devi risolvere ogni problema
di tutti coloro che sono qui presenti. Quella sera accadde qualcosa
di glorioso, dopo la predicazione della Parola il Signore si
manifestò in maniera gloriosa liberando, guarendo e battezzando
con lo Spirito Santo
Quello fu l'inizio di un meraviglioso
periodo
a tal punto che presto quel locale divenne piccolo
e affittammo un altro locale, adibito a palestra sino a qualche
mese prima, in Via dei Friscalettari n°25".27
Subito dopo l'apertura del nuovo locale i credenti iniziarono
a tenere dei culti di evangelizzazione nelle varie strade del
quartiere e tutto ciò ebbe un risultato positivo, molti
furono coloro che si convertirono per l'attività evangelistica.
Nuove famiglie iniziarono a frequentare le riunioni e tanti
erano i bambini che gironzolavano fra i banchi per cui i fratelli
reputarono opportuno iniziare la scuola domenicale, attività
importantissima per l'istruzione biblica dei bambini.
Negli anni seguenti il Signore ha continuato a salvare e a far
prosperare questa comunità a tal punto che nel 1989 fu
acquistato un locale più grande per poter far fronte
alle esigenze della sempre più numerosa comunità.
Il 15 novembre 1992 iniziarono i lavori di ristrutturazione
del nuovo locale, e anche in quell'occasione Dio si manifestò
fedele, provvedendo a tutto ciò che era necessario per
la realizzazione di tale progetto.
Palermo - Borgo Nuovo.
Borgo Nuovo è un quartiere costituito recentemente alla
periferia Nord della città di Palermo, composto per la
maggior parte da costruzioni popolari abitato da famiglie con
svariati problemi. Come in tutti i rioni popolari vi è
un alto tasso di delinquenza e tanti altri gravi problemi sociali
che assillano quella fascia di popolazione. Grazie a Dio, anche
in questa zona di Palermo vi è la presenza di una fiorente
comunità presieduta dal pastore Domenico Cilio
"Nell'anno 1972 il Signore ci mise in cuore di iniziare
ad evangelizzare Borgo Nuovo con culti all'aperto e tende
subito
anime furono compunte nel cuore e accettarono Gesù come
loro personale Salvatore...nell'attesa di trovare un locale
di culto una sorella che abitava a Borgo Nuovo
mise a disposizione
il salone della sua casa che divenne luogo di culto
Durante
le riunioni non mancavano anime nuove
Finalmente abbiamo
avuto il primo locale, ma ben presto
è stato cambiato
perché divenuto stretto
nell'arco di questi anni
abbiamo ancora cambiato locale e quello attuale (di Via Castellana
274), è stato ulteriormente allargato e modificato
Oggi
la comunità di Borgo Nuovo conta
una scuola domenicale
gruppo
giovanile
" 28
Palermo - Pallavicino
L'opera che poi si concretizzò con l'apertura di una
comunità a Pallavicino in realtà nacque nel quartiere
dello "Zen", all'inizio degli anni '80, si cominciarono
a tenere riunioni in una casa privata messa a disposizione da
una coppia di fedeli e dopo alcuni anni, l'attività si
amplia con l'apertura al pubblico il 17-06-1989 di un locale
di culto nel vicino quartiere di Pallavicino". 29
La comunità si trova in Viale della resurrezione n°13.
La comunità oggi è curata dal pastore Riccardo
Messina.
Palermo - Danisini.
La comunità di Via Danisinni n°30, si trova nel
centro storico palermitano, a due passi dal Palazzo dei Normanni
o Palazzo Reale, tale comunità è presieduta dal
pastore Giuseppe Nicosia ed a lui facciamo raccontare come nacque
tale comunità:
"nell'autunno del 1987, alcuni fratelli della comunità
ex Via L. Razza, tra cui il sottoscritto
si riunivano
il sabato sera nelle abitazioni per testimoniare ai familiari
non convertiti
Un giorno passavo per la Via Danisinni
con un fratello e questi mi comunicava che quel locale era una
chiesa battista, ma che da alcune settimane era stata chiusa
Il sabato successivo ho proposto ai fratelli del quartiere se
piaceva l'idea di prendere noi questo locale in affitto. La
risposta è stata più che positiva
Sottoposi
l'idea ai fratelli del Consiglio di Chiesa, di Via L. Razza
che hanno approvato la proposta
Avute le chiavi ci siamo
messi a lavorare, abbiamo comprato una cinquantina di sedie,
un piccolo pulpito
e la domenica del 26 novembre 1987
abbiamo dedicato il locale al Signore, ospite il fratello F.
Infantino
Nel corso di questi otto anni circa 30 persone
hanno accettato il Signore e chiesto il battesimo in acqua
attualmente la comunità è frequentata da circa
50 persone
" 30
Palermo - Partanna Mondello.
Il quartiere di Partanna Mondello è poco distante dal
quartiere Tommaso Natale e quindi facilmente raggiungibile.
Infatti alcuni credenti di Tommaso Natale iniziarono una serie
di evangelizzazioni e intorno al 1982 si convertirono alcune
famiglie che inizialmente frequentarono la comunità di
Tommaso Natale.
Nel 1987 il Consiglio di Chiesa deliberò in una riunione
di cercare un locale presso il quartiere Partanna Mondello,
dietro espressa richiesta dei credenti stessi.
Dopo qualche mese i responsabili trovarono un locale in Via
Castore n°13, questo fu arredato e alla fine del 1987 fu
dedicato al Signore e si cominciarono a tenere due culti la
settimana.
Dopo qualche anno i fratelli sentirono nel cuore di acquistare
un locale. Acquistarono un appartamento dove sino a qualche
tempo prima aveva abitato una sorella in via Buffa n°20..
Dopo alcuni mesi, impiegati per la ristrutturazione dell'immobile,
vi fu la dedicazione del locale e per l'occasione fu invitato
il pastore Francesco Infantino.
Palermo - Villaggio Santa Rosalia
La comunità che attualmente si trova in via F. Marini,
19, al villaggio S. Rosalia, è sorta nell'estate del
1987 per opera del defunto fr. G. Caviglia nella borgata di
Baida. Le riunioni all'inizio si tenevano in una casa privata,
ma subito dopo è stato preso in affitto un piccolo locale
per adibirlo a locale di culto. Dopo circa un anno, considerato
che la maggior parte delle famiglie risiedeva dalle parti del
villaggio S. Rosalia, la comunità si trasferì
in via C. Nicastro. Agli inizi degli anni 90 diverse persone
accettarono il Signore, soprattutto giovani. Dopo un po' di
tempo si sviluppo il proposito di non continuare a rimanere
una comunità indipendente e nacque il desiderio di associare
la chiesa alla grande famiglia delle "Assembleee di Dio
in Italia". Nel 1946 la comunità subì la
grave perdita del suo conduttore, e la chiesa fu affidata alla
cura del fr. Salvo Di Paola, membro del Consiglio di chiesa
della comunità di via Nc 1. La comunità si trasferì
ancora nell'attuale locale, più ampio del precedente,
ed ebbe un periodo di sviluppo. Ma nell'anno 2000, la chiesa
è stata nuovamente colpita dalla sofferenza per la morte
del fr. Di Paola. La guida della comunità è passata
al fr. G. Nicosia, pastore anche della chiesa di via Danisinni.
Conclusione
Con questa semplice ricerca storica abbiamo desiderato evidenziare
la continuità dell'opera dello Spirito Santo ancora nel
nostro secolo. Dio, nella Sua grande benignità e potenza
ha saputo usarsi delle " cose deboli del mondo per svergognare
le forti", e di semplici servitori ripieni di Spirito Santo
per stabilire il Suo regno anche nella città di Palermo,
vittimo da secoli di mali di ogni genere. Là "dove
il peccato ha abbondato la grazia ha sovrabbondato"!
A conclusione di questo lavoro desideriamo elevare al Signore
della chiesa la nostra più fervente preghiera affinchè
ci conceda di portare degnamente fino alla fine del nostro corso
il testimone che ci è stato lasciato da coloro che ci
hanno preceduto.
Antonino Barresi
Note
1 Giovanni Sola. La mia testimonianza.
Agrigento 1957 Pagg. 46-47
2 Dagli appunti inediti del Pastore Vincenzo Federico.
3 Ibidem.
4 Matteo 5:115 Archivio di Stato, questura di Agrigento. Gab.
PS n°04571 del 3/11/1927.
6 Dagli appunti inediti del Pastore Vincenzo Federico "
7 Ibidem.
8 Ibidem.
9 Dagli appunti personali del Pastore Luciano Tomasello.
10 Intervista a Salvatrice Bonafede.
11 Dagli appunti personali del pastore Luciano Tomasello.
12 Dagli appunti personali del pastore Vincenzo Federico
13 Dagli appunti personali del pastore Vincenzo Federico
14 Ibidem, pagg. 2,3
15 Ibidem, pagg. 3
16 Ibidem
17 Ibidem pagg. 3,4
18 Matteo 16:18
19 Giovanni 6:26
20 Qindicinale, Cristiani Oggi. Roma, ottobre 1993 pagg. 2,3
21 Quindicinale, Cristiani Oggi, via dei Bruzi, 11 Roma. Gennaio
1991 pagg.2
22 Ibidem
23 Apocalisse 7:9,10
24 Tratto dal N° 13 di Cristiani Oggi 2001
25 Dagli appunti personali del pastore
Rodolfo Arata
26 Ibidem
27 Dagli appunti personali del pastore Antonino Barresi.
28 Dagli appunti personali del pastore Domenico Cilio
29 Dagli appunti personali del pastore Rodolfo Arata
30 Dagli appunti personali del pastore Giuseppe Nicosia.
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