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IL MOVIMENTO PENTECOSTALE A PALERMO
Le origini e lo sviluppo delle comunità delle A.D.I.


La nascita della chiesa.

Non si hanno molte notizie sulla nascita del movimento pentecostale a Palermo, in quanto esigue sono le testimonianze in nostro possesso. La prima, che definiremmo ufficiale è contenuta nell'opuscolo " La mia Testimonianza " di Giovanni Sola, che giunse a Palermo subito dopo la conversione della prima famiglia nella città. A lui facciamo riferimento:



Giovanni Sola



"Verso l'anno 1923 il fratello Butera Pietro convertito nella nostra fede a Riesi, andò a Palermo a trovare suo fratello che stava in casa di una sua zia, e testimoniò della nostra fede al proprio fratello e a sua zia, la quale accettò la parola di Dio.
Quando il fratello Butera tornò a Riesi mi raccontò che la zia aveva accettato L'Evangelo e mi raccomandò tanto di andarla a trovare quando andavo a Palermo.
Era mio desiderio che il Signore operasse in quella città, e quando mi recai a Palermo, andai a trovarla avendo essa testimoniato ad altre persone incominciammo a tenere riunioni di preghiera in casa di questa nuova sorella che si chiamava Maria Giarratano.
In seguito si convertì il fratello Giovanni Naso, e sposa, poi alcuni altri e si formò un bellissimo gruppo.
Quando il fratello Donato Lippolis venne a Termini Imerese gli feci fare conoscenza con il gruppo dei fedeli di Palermo, dove si trasferì dopo qualche anno e l'opera del Signore crebbe " 1
Da questa informazione, veniamo a conoscere come la testimonianza pentecostale giunse a Palermo, e che questo nucleo di credenti in un primo tempo visitato dal Sola fu poi affidato alla guida del Pastore Donato Lippolis proveniente dagli Stati Uniti.


Le poche informazioni che giungono a noi sul conto di questo nuovo conduttore della chiesa di Palermo ci vengono fornite in alcuni scritti lasciati dal pastore Vincenzo Federico.

"...Voglio ottemperare ad un piccolo dovere, che credo di aver trascurato involontariamente, dettandole in un'ultima pagina da aggiungere ai miei ricordi.
Infatti, quando una ventina di anni fa trascrissi le mie note di vita vissuta, dimenticai di parlare esplicitamente di un caro fratello missionario che arrivo in Sicilia prima della grande guerra: Donato Lippolis.
Questo fratello arrivò a Riesi, mio paese d'origine, nel 1923, a soli venticinque anni d'età. Egli era d'origine pugliese, emigrato negli U.S.A., a Filadelfia, da dove proveniva.
Si presentò a noi con un unico bagaglio: la sua semplice borsa. Egli passò alcuni giorni a Riesi, dove trovò un periodo di grande risveglio spirituale…Tornando al nostro caro fratello Lippolis, egli continuò a visitare diversi comuni della Sicilia, poi si stabilì a Palermo, in una palazzina di via San Basilio, al n°7. Lì ebbe a disposizione sette vani, e ne adoperò uno come locale di culto. Subito dopo richiamò con sé la sua famiglia ed abitò in quella casa per diversi anni, predicando l'evangelo, ed anche affrontando molte peripezie: persecuzione, guerra e fame.
Infatti proprio a causa della guerra gli venne meno il sostegno da parte dei fratelli degli Stati Uniti d'America. Allora fu costretto a lasciare quell' alloggio molto grande ed a fare trasferire la sua famiglia in Puglia.



Per vivere, si adattò a fabbricare caramelle di carruba, ma, durante il periodo del fascismo, fu perseguitato e rinchiuso in un manicomio, dove morì più o meno all'età di 40 anni. Di lui posso dire che aveva ottime doti di predicatore e una bella impostazione di voce…infatti cantava splendidamente " 2
Da questi appunti, molto succinti, ma sicuramente molto esaurienti possiamo tracciare un profilo " del caro fratello Lippolis ".
Innanzitutto veniamo alla conoscenza che era di origine pugliese, non conosciamo esattamente il paese di provenienza ma molto probabilmente era della provincia di Taranto. Emigrato nel fiore della sua gioventù come tanti altri italiani in cerca di fortuna negli U.S.A., probabilmente giunse a Filadelfia poco più che adolescente, poiché il Federico scrive che era arrivato a Riesi nel 1923 " a soli venticinque anni d'età ".
Dopo aver visitato alcuni comuni della Sicilia si stabilì nel capoluogo dell'isola precisamente in " via San Basilio n°7 ", un piccolo vicolo del centro storico di Palermo, traversa di via Bandiera, strada dove i palermitani affluiscono per fare compere nel vicinissimo e famoso mercato della " Vucciria " .
Si stabilì in questa palazzina molto modesta di soli due piani, e una delle stanze dell'appartamento, come già abbiamo detto, fu adibita al locale di culto. Dopo qualche tempo egli richiamò la sua famiglia dagli Stati Uniti, composta da " moglie, due o tre figli " 3.
Il suo soggiorno nella città palermitana non fu coronato da rose e fiori, egli si preoccupava di predicare " Tutto l'Evangelo ", ma a causa di questo dovette affrontare molte peripezie : persecuzioni, guerra e fame. Donato Lippolis era sostenuto dai fratelli d'America, che a causa della guerra smisero di mandare aiuti, quindi per mancanza di fondi fu costretto a lasciare l'alloggio in cui abitava e a trasferirsi in Puglia, sua terra natia, insieme alla propria famiglia. Per far fronte alle esigenze del proprio nucleo familiare, si diede alla fabbricazione di caramelle di carruba, ma durante la persecuzione fascista fu preso e chiuso in manicomio dove si spense all'età di circa " quarant'anni ".
Indubbiamente fu un servo fedele realizzando nella propria vita le parole del Maestro: " Beati i perseguitati per cagion di giustizia " 4
Di Donato Lippolis si racconta " che aveva ottime doti di predicatore e una bella impostazione di voce, infatti cantava splendidamente ".
Di lui parla anche un rapporto scritto dal Prefetto di Agrigento al Ministero degli Interni, il 3 ottobre 1927: " Da circa due anni è ritornato a Raffadali…certo Galvano Francesco…il quale fa propaganda evangelica…giorni orsono si recò a Palermo ove fu colpito da paralisi e quindi venne accompagnato a Raffadali da certo Lippolis Donato…degli stessi sentimenti religiosi.

Il Lippolis, dopo qualche giorno di permanenza a Raffadali fu raggiunto da un certo Scuderi Giovanni… da Palermo, venditore ambulante di libri evangelici" 5.
" Dal rapporto successivo si precisa che il Lippolis Donato e Scuderi Giovanni risultavano di regolare condotta morale e politica, e che non era stata confermata la voce che si trattasse di una setta segreta di contenuto sovversivo "6 .

LA VISITA DI VINCENZO FEDERICO A PALERMO.

La seconda testimonianza sulle origini della chiesa pentecostale a Palermo è il racconto della visita del fratello Federico alla comunità di Palermo. Possiamo scorgere alcuni aspetti delle condizioni in cui si trovava la comunità nel 1928: " nel 1928, ho conosciuto personalmente questa chiesa, perché nel caso di una sua vacanza, (del Lippolis) con la famiglia, sono stato chiamato a sostituirlo. La chiesa era cresciuta veramente, fino a raggiungere un centinaio di fedeli " 7.
Se mettiamo a confronto la testimonianza del Pastore Giovanni Sola che ci parla di una sola famiglia convertitasi nell'anno 1923 per la testimonianza di Butera Pietro, e le parole scritte dal Federico, possiamo dedurre che in soli cinque anni la chiesa di Palermo sotto la guida di Donato Lippolis era cresciuta di almeno una novantina di membri.

Il ritorno di Giovanni Sola a Palermo.


Intorno al 1929, in seno al Movimento Pentecostale sorse una controversia sia negli U.S.A. che in Italia, sull'attualità delle decisioni del Concilio di Gerusalemme di Atti degli Apostoli al capitolo quindici.
Tale situazione fu vissuta anche dalla chiesa Pentecostale di Palermo, e a raccontarci ancora di quest'altra realtà è sempre il Pastore Vincenzo Federico " In quel tempo era in campo, sia negli U.S.A. che in Italia, la scissione per l'interpretazione del concilio di Gerusalemme, (Fatti 15).

Questo causò tanto danno nelle chiese, il fratello Lippolis aderì alla cosiddetta frazione dei liberi, quindi fu la divisione anche nella chiesa di Palermo; sorse un nuovo locale di culto guidato dal F.G.Sola " 8.
Dopo la separazione, la chiesa fu condotta da colui che era stato il primo pastore a guidare i neoconvertiti nel capoluogo siciliano.
Il pastore Sola proseguì il suo ministero nella città di Palermo durante gli anni della terribile persecuzione che si abbatte su tutto il movimento Pentecostale in Italia.

La chiesa Pentecostale a Palermo dal 1929 al 1944.

In questo periodo di grande travaglio per la chiesa a causa della persecuzione, non si hanno molte notizie degli eventi che si susseguirono all'interno della chiesa Pentecostale di Palermo, infatti in questo periodo si avvertivano già gli effetti del Concordato tra lo Stato e il Vaticano che impediva alle minoranze religiose la libertà di culto.
Già negli anni '30 e 31 con grandissime difficoltà,i fratelli erano obbligati a riunirsi quasi di nascosto nelle case private cercando di adorare in "in spirito e verità" il Signore nel quale avevano creduto.
La situazione divenne peggiore nel 1935 con la famosa circolare " Buffarini-Guidi" inviata a tutti i prefetti del Regno, nella quale veniva chiaramente ordinato lo scioglimento"dovunque esistano" di chiese pentecostali.
Ed è in questo periodo che i credenti palermitani trovarono rifugio nelle altre chiese evangeliche della città di Palermo, cioè in quella Metodista e in quella Valdese.
Nel 1941 si trasferì a Palermo un certo Leonardo Bonafede, nato a Cerda provincia di Palermo il 3 ottobre 1892, che si era convertito nella comunità di Termini Imerese, attraverso la testimonianza di Sasso "che veniva dall'America nel 1929."
Il Bonafede arrivando a Palermo si preoccupò di trovare i fratelli di fede pentecostale per ricostituire, insieme a loro, quel nucleo che si era disgregato a causa della persecuzione.
Il Signore volle che il Bonafede incontrasse un certo Gioacchino Greco, già convertito all'evangelo, che abitava nelle vicinanze del porto precisamente in via Emerico Amari, e insieme a lui e con qualche altra famiglia iniziarono a riunirsi per celebrare i culti all'Eterno.
A presiedere le riunioni, in questo periodo, sono i fratelli Greco, Bonafede e Butera. Questa attività spirituale clandestina durò sino allo sbarco degli alleati quando si ristabilì la libertà di culto.


Il dopoguerra: dal 1944 al 1949.

Nel 1944 terminata la guerra si trasferì a Palermo il pastore Luciano Tomasello, convertitosi al Signore insieme alla sua famiglia a Bagheria (PA) e con la sua consorte andò ad abitare in Via E. Amari n° 23.
Ma facciamo narrare a lui stesso come andarono le cose in quel periodo:
"Dopo sposato mi trasferii definitivamente a Palermo e iniziammo le riunioni a casa di mio cognato Giambattista Lo Galbo, abitava in Via Emerico Amari al n° 80, e in questo periodo abbiamo avuto le visite del fratello Sola sopratutto." 9
Con l'arrivo del pastore Luciano Tomasello a Palermo, la chiesa del capoluogo siciliano iniziò ad avere un buon successo. Tanti erano coloro che dopo avere ascoltato il messaggio della Parola credevano ed era battezzati nello Spirito Santo.
Presto la casa del Lo Galbo non poté rispondere più alle esigenze della comunità che cresceva di giorno in giorno.
Intanto, nel 1947, la maggioranza delle chiese pentecostali si costituirono come "Assemblee di Dio in Italia" richiedendo alle Autorità il riconoscimento giuridico.

LA CHIESA A PIAZZA VITTORIA.


Locale di culto a
Piazza Vittoria



Sempre nel 1947 si convertì al Signore una giovane: Rosa Chinzi coniugata con Antonino Barresi. Nei primi giorni della sua conversione ebbe una forte opposizione dal marito, che in tutte le maniere cercava di impedirle di frequentare le riunioni di culto.

Una sera, mentre la moglie era insieme ad alcuni credenti per pregare, il consorte le fece trovare al suo ritorno a casa fuori della porta quelle pochissime sue suppellettili.
Un pomeriggio anche Antonino Barresi fu toccato dall'Evangelo e fu salvato e battezzato nello Spirito Santo. Nella testimonianza Salvatrice Bonafede, figlia di Leonardo Bonafede, leggiamo:

"Quel luogo dove ci radunavamo divenne pieno di anime che accettarono il Signore ed i nostri vicini di casa…poi abbiamo avuto bisogno di affittare un locale più grande e lo affittammo in Piazza Vittoria…di fronte all'abitazione di…Antonino Barresi che si convertì all'Evangelo." 10
Questo locale di culto era l'abitazione di Francesco Barresi, padre di Antonino Barresi che, attratto dalla sincerità e dall'amore che vigeva in mezzo al popolo pentecostale , mise a disposizione la propria casa, dividendo con essi l'affitto.
Di questo periodo così racconta il Pastore Luciano Tomasello:

"Dopo le riunioni fatte in casa con il fratello Lo Galbo, andammo in Piazza della Vittoria n°4, difatti così sorridendo dicevamo a qualche fratello che ci visitava…dicendo ci troviamo qua fra la Questura da un lato e il palazzo del Cardinale dall'altro. Questa abitazione era di proprietà di Francesco Barresi, padre del poi pastore Antonino Barresi. " 11

Il nuovo locale era formato da una saletta di circa 50 Mq, arredata con modestissimi banchi costruiti alla meno peggio dai credenti stessi.
La comunità contava circa quaranta membri, più alcuni simpatizzanti.
Si tenevano tre riunioni la settimana, compresa la domenica. La comunità presieduta dal pastore Luciano Tomasello ricevette parecchie visite da parte di fratelli missionari provenienti dagli U.S.A. che visitavano la chiesa per incoraggiarla ed aiutarla nell'evangelizzazione.
In maniera particolare viene ricordata la sorella Manzella che svolse un'attività non indifferente per il progresso della chiesa palermitana.
Il Signore continuava ad aggiungere salvati alla sua chiesa, al punto che presto si dovette cercare un locale più ampio che potesse rispondere alle esigenze della comunità. Infatti alla fine dell'anno 1949 la chiesa fu trasferita in vicolo Ragusa., traversa del corso Vittorio Emanuele, strada che divide in due il centro storico palermitano.


Uomini Sapienti, "Un episodio curioso".

Tantissime volte il popolo pentecostale è stato accusato di vivere la propria esperienza con Dio basandosi unicamente sull'emotività. L'episodio che ci accingiamo a raccontare avvenuto nel 1947 dimostra perfettamente il contrario, e cioè che i pionieri di questo movimento non hanno basato la loro esperienza e la loro attività sull' "io Sento", ma unicamente su quello che il Signore comandava loro per far sì che l'opera Sua potesse andare avanti nell'equilibrio della Parola di Dio.
A raccontarci questa storia è il pastore Vincenzo Federico:
"…Un giorno andai a casa del pastore Lucio Tomasello, perché entrambi incaricati dal Comitato Regionale di svolgere una certa missione nella comunità di Palermo da lui curata. Mi fu presentata una ventina di fedeli, per lo più giovani di ambo i sessi, provenienti dalle chiese di Trapani e Corleone.
Costoro, influenzati da una sorellina ritenuta profetessa, si erano messi in viaggio per recarsi ad evangelizzare alcune città del Nord Italia e dell'estero.
A nulla erano valse le esortazioni dell'anziano per farli desistere dal loro intento, convinti com'erano di dover ubbidire a Dio. Essi cercarono di persuadere anche me (io li conoscevo tutti) che si trovavano nella volontà di Dio, capii che la soluzione della cosa era piuttosto difficile e rivolsi la mia mente a Dio, per chiederGli uno speciale discernimento. Di lì a poco, mi sentii ispirato ad invitarli a pregare insieme, cosa che fecero volentieri. Appena tutti furono scesi in ginocchio, la sorellina ritenuta profetessa cominciando a pregare concluse con un ordine: Leggete il capitolo 20 dell'Evangelo di S.Marco. Io allora dissi Grazie Signore della Tua guida e, alzatici in piedi, presi il Nuovo Testamento e pregai la sorellina di leggere il capitolo da lei citato, semmai lo avesse trovato; ma…poiché esso non esiste, ella non lo trovò. Così mi rivoltai alla sorellina in presenza di tutti gli altri e dissi: Tu non profetizzi né da parte del Signore, né da parte di Satana, come alcuni hanno detto, ma solamente di testa tua; lo prova il fatto che prima hai commesso l'errore di citare un capitolo che non esiste perché sei tu che non conosci quanti capitoli contiene l'Evangelo di S.Marco.
A quella prova evidente, gli altri rimasero tutti afflitti, scoraggiati…Qualcuno disse: e adesso come compariremo davanti ai nostri pastori e alle nostre chiese? Allora io e il fratello Tomasello decidemmo di metterci in viaggio per accompagnarli ed aiutarli a reinserirsi nelle loro chiese" 12.

1949 - Il fiele del dissenso.

L'inizio del 1949 non fu un periodo piacevole per le chiese delle "Assemblee di Dio in Italia" (ADI), in quanto sorse un problema che travagliò parecchio tutto il movimento.
Per raccontare questo triste episodio prendiamo spunto da un articolo pubblicato su Cristiani Oggi.
"Le Assemblee di Dio in Italia, sorte con l'unanime consenso dei rappresentanti della stragrande maggioranza del movimento Pentecostale italiano, nel 1949 dovevano non soltanto continuare a lottare per ottenere quella libertà per la quale si erano costituite, ma anche controbattere un gruppo di dissidenti che, come è stato già accennato, fomentavano discordie in seno alle comunità, nelle quali, intanto si manifestava un periodo di fiorente risveglio.
Alcuni esponenti della corrente intransigente della Chiesa Cristiana del Nord America, anche se non ufficialmente, si trovarono coinvolti inconsapevolmente con elementi interessati al proprio tornaconto, alcuni dei quali risultarono anche di dubbia moralità. Costoro diffusero una circolare denigratoria contro le A.D.I. con un invito ai conduttori delle comunità pentecostali a partecipare ad un convegno che si sarebbe tenuto il 19 e 20 Febbraio del 1949 a Palermo, per costituire una chiesa in comunione con la Chiesa cristiana del Nord America.
Il Comitato Esecutivo venuto a conoscenza di questa iniziativa secessionista si riunì in seduta plenaria coi vari comitati di zona a Roma e all'unanimità approvò l'invito di due lettere circolari ai conduttori delle chiese associata alle A.D.I."13
Da questa chiara esposizione di tale situazione possiamo renderci conto che nonostante il movimento si diffondeva a macchia d'olio in tutta la penisola, in maniera particolare in Sicilia, non mancarono le difficoltà.
Ma la guida dello Spirito Santo e la sapienza che procede da Dio, spinsero i responsabili a scrivere una prima circolare dove chiaramente venivano trattati punti fondamentali per il progresso dell'evangelo nella nostra nazione.
Data l'importanza di tale scritto riteniamo opportuno citarla per intero:
"Roma, 8 Febbraio 1949
Amati fratelli nel Signore,
I vari comitati dell'opera d'Italia riuniti in questa data in Roma, hanno esaminata la situazione dell'opera stessa. I rapporti dati dai membri hanno fatto conoscere la necessità di ragionare e raggiungere quanto occorre per la prosperità di tutte le chiese della nostra nazione.
Come prima cosa è stata riconosciuta l'opportunità di confermare a tutti i fratelli del mondo che i nostri intendimenti in Cristo sono quelli stessi che ci sono stati insegnati fin dal sorgere dell'Opera e che noi intendiamo custodire sempre più gelosamente per la gloria di Dio e per la nostra edificazione in Lui.
Noi siamo oggi come ieri figliuoli di Dio per la fede in Cristo Gesù e gioiamo per lo Spirito Santo della promessa, che ci è stato donato come caparra della futura eredità nei cieli, e quindi sappiamo di avere nel cospetto del Signore soltanto il glorioso nome di cristiani.
Ancora una volta precisiamo che per esigenze collegate al riconoscimento e alla libertà del nostro Movimento in Italia, abbiamo dovuto ubbidire alle leggi che ci imponevano di dare un nome ufficiale all'Opera del Signore. Il nome di "Assemblee di Dio in Italia" non è quindi l'opportuna adesione ad una richiesta governativa, perché solo il movimento delle Assemblee di Dio di Springfield ha potuto fornirci i documenti richiesti dal governo, pur lasciandoci completamente liberi ed indipendenti come siamo sempre stati.
Questa dichiarazione è una premessa alle deliberazioni che sotto vi elenchiamo e che sono state prese nella certezza che i conduttori delle chiese d'Italia e del mondo intero ne prenderanno visione e ne cureranno l'osservanza, affinché l'Opera della nostra nazione che ha subìto tante vessazioni e tante sofferenze possa, in questo periodo di risveglio e di prosperità spirituale, godere di quella pace e di quella serenità necessarie al suo rigoglioso sviluppo.
Ecco ora le deliberazioni che sono state prese:
1.- L'Opera d'Italia, giusto come precedentemente stabilito all'unanimità da tutti i conduttori delle sue chiese, vuole mantenersi libera e indipendente dalle interferenze o dall'autorità di qualsiasi altra Opera o denominazione, ritenendo che questo Movimento appartiene unicamente a Dio e non può divenire monopolio degli uomini.
2.- L'Opera d'Italia, pur non essendo legata a nessun movimento, decide di accettare tutti quei servitori di Dio che verranno all'unico scopo di predicare Cristo ed Esso crocifisso, e saranno quindi apportatori di pace, amore e concordia.
3.- L'Opera d''Italia conferma che tutti i servitori, da qualsiasi località provengano, potranno svolgere la loro attività spirituale solo dopo essersi messi in contatto con i comitati di zona che contribuiranno moralmente e spiritualmente al loro lavoro, nello spirito di carità fraterna che ci unisce nel Signore.
4.- L'Opera d'Italia non vuole udire, e tanto meno accettare, rapporti o accuse o giudizi contro fratelli o contro chiese di altre nazioni, perché desidera curare l'amministrazione spirituale esclusivamente del campo affidatole da Dio.
Ed ora, cari fratelli, esortandovi a pregare sempre più fervidamente per lo sviluppo e per la pace di tutte le chiese, cogliamo la felice opportunità per porgervi i nostri fraterni cristiani saluti nel Signore".14

Nella stessa riunione dei vari comitati A.D.I. fu anche preparata un'altra lettera da inviare a tutti i conduttori di chiesa trattando un aspetto più privato del "Convegno di Palermo" . Nella circolare inviata ai vari responsabili, a cui era aggiunto l'invio per partecipare al succitato convegno, si specificava che non si riteneva opportuno partecipare a tale invito e quindi a confutare le accuse contro le A.D.I. in quanto era sufficiente dire che la vantata comunione con le Chiese cristiane del Nord America era una grossa menzogna.
"Dalle suddette chiese per questa iniziativa da loro presa a danno dell'opera del Signore in Italia, ma anzi, stando alle assicurazioni passate, recenti e recentissime ricevute dagli Stati Uniti, fra le quali quella del fratello Angelini in data 26 Gennaio 1949… consapevoli della condotta e dei disordini dei menzionati, non intendendo avere, NESSUNA COMUNIONE, con esse.
Soprattutto, la direzione della chiesa cristiana del Nord America si riferiva ad un individuo che aveva da molti anni creato gravi problemi negli Stati Uniti e poi, su sua personale iniziativa era tornato in Italia non per missione ma unicamente per svolgere un'attività commerciale, che avendo diviso la comunità di Palermo, aveva creato un'altra comunità autonominandosi Pastore".15
Quel convegno di Palermo tanto pubblicizzato, anche se come giustamente disse un membro del comitato di zona A.D.I.: "una scarsissima partecipazione degli intervenuti non può assolutamente chiamarsi convegno"16, diede origine alla costituzione della Chiesa Cristiana d'Italia, venne eletto un segretario, un tesoriere, e fu stabilita la pubblicazione di un periodico, organo ufficiale di questo nuovo movimento.
Tutto sommato quel convegno non ebbe i risultati ambiti dai promotori, infatti il progetto di contrapposizione alle A.D.I. ben presto fallì.

"Indubbiamente, le due circolari del Comitato Esecutivo A.D.I. ebbero un luogo di chiarimento e di difesa dinanzi alle accuse che erano soltanto un'intessitura di menzogne esposte al solo fine di trarre in inganno i semplici e di sedurre gli ignari promettendo libertà. Nonostante il contenuto poco edificante della circolare n°2, la conclusione conteneva anche una buona notizia che purtroppo poi risultò soltanto illusoria: P.S. - Cari fratelli, in risposta alle molte domande rivolteci a riguardo del riconoscimento giuridico dell'Opera, comunichiamo che, da notizie pervenuteci durante la presente riunione, apprendiamo che la nostra pratica è giunta, all'ultima fase della procedura burocratica ministeriale e che pertanto si prospetta la possibilità di un prossimo totale riconoscimento.
Queste erano le speranza e le promesse vane fatte da alcuni funzionari governativi ai legali dell'Ente, mentre invece la realtà, come vedremo, risultò totalmente diversa.
Le A.D.I. dovettero ingaggiare una vera e propria battaglia contro il silenzioso ma ostinato rifiuto deciso dal ministro dell'Interno Mario Scelba di concedere il riconoscimento giuridico e quindi la libertà di predicazione al Movimento". 17
Poco c'è da aggiungere alla chiarezza di tale scritto, ma l'unica considerazione che possiamo fare è che Dio in Cristo continua a guardare il Suo popolo., d'altronde nella Sua Parola dice: "Le porte dell'Ades non la potranno vincere". 18



LA CHIESA PENTECOSTALE IN VICOLO RAGUSA DAL 1949 AL 1952.

La chiesa di Vicolo Ragusa, dove si tenne il convegno Pastorale Nazionale ADI del 1951



 

Il nuovo locale ove i credenti si trasferirono, negli anni precedenti era stato adibito a cinema. I credenti stessi si preoccuparono di renderlo il più accogliente possibile: furono fatti lavori di ristrutturazione, costruiti dei nuovi banchi ed un pulpito. La chiesa continuava a crescere, tante anime si convertirono al Signore, in maniera particolare gente che viveva condizioni di miseria particolare.
Alcuni di questi furono aiutati grazie agli aiuti umanitari che giungevano dalle chiese degli Stati Uniti, che sollevavano le famiglie meno abbienti da una situazione veramente precaria.
Questa situazione ebbe anche in realtà un risvolto negativo in quanto tanti palermitani si accostarono alla chiesa Pentecostale solo perché veniva dato loro del cibo, e non perché avevano fatto una vera esperienza di salvezza.
"Gesù disse: In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete veduto dei miracoli, ma perché avete mangiato dei pani e vi siete stati saziati". 19
Viene raccontato che quando i missionari, accompagnati dai credenti palermitani, giravano per le strade del centro storico per divulgare il messaggio dell'Evangelo, qualcuno per prenderli in giro diceva "Gloria a Gesù, gloria a Gesù, i pacchi unni su?". Questa frase tradotta in italiano perde la sua rima ma ugualmente, per chi non riuscisse a capire il dialetto siciliano, desideriamo tradurla in italiano: "Gloria a Gesù, gloria a Gesù, i pacchi dove sono?".
Tutto questo creò dei piccoli disordini in seno alla comunità, ma tutto sommato i responsabili riuscirono a tenere sotto controllo la situazione, facendo sì che la chiesa potesse continuare a svolgere la propria attività di evangelizzazione in una città dove vi era, e vi è tuttora, desiderio di pace, amore e giustizia.

1951 - Convegno Pastorale a Palermo

Questo evento di importanza fondamentale per le Assemblee di Dio in Italia, e quindi per il movimento Pentecostale, ebbe un'influenza positiva su quella che era la condizione spirituale della chiesa pentecostale a Palermo.
Questo convegno ebbe un ruolo importantissimo in quanto durante i lavori furono stabiliti alcuni punti che tornarono a beneficio per tutto il movimento:

"…Il Convegno nazionale del 1951, tenutosi a Palermo dal 5 al 9 settembre, fu caratterizzato da un grande spirito di unità ed oltre alla decisione di proseguire la battaglia per il riconoscimento giuridico delle A.D.I., resistendo a tutte le forme di intimidazione, vennero approvati princìpi che manifestarono il consolidamento dell'organizzazione. Fu istituita una commissione per l'attuazione di corsi d'istruzione biblica. Si propose che nel prossimo futuro fossero intensificate le visite alle chiese da parte dei membri del Consiglio Generale, per curare più efficacemente le necessità soprattutto spirituali del Movimento. Venne inoltre deciso, a riprova della totale indipendenza delle A.D.I., di inviare ministri di culto italiani in quelle nazioni straniere ove le fratellanze desiderano ricevere relazioni sull'Opera d'Italia….per una più intensa collaborazione missionaria.
Un suggerimento che i neofiti, prima di recarsi in altra comunità consorella per ricevere il battesimo in acqua, fossero esortati a farlo in armonia col pastore della propria chiesa e con l'autorizzazione a firma dello stesso, non soltanto riaffermava un principio d'ordine nel rispetto dell'autonomia della chiesa locale, ma ebbe anche la particolarità di utilizzare, per la prima volta in un documento ufficiale, il termine ufficiale "pastore", invece di anziano. Il fatto, ad oltre quarant'anni di distanza, potrà sembrare di nessuna importanza, ma invece era anche questo il segno di una concezione ecclesiologia che andava sempre più uniformandosi all'insegnamento del Nuovo Testamento, riconoscendo che i termini "anziano", "pastore" e "vescovo" sono sinonimi.
Fino ad allora il termine "pastore" non era usato per indicare i conduttori di chiesa per timore di sostituire il ministerio cristiano con una forma di "clero", costituendo uno stato diverso da quello proprio del sacerdozio universale dei credenti. Riconosciamo che questo pericolo è sempre esistito ed esiste ancora nell'ambito della chiesa cristiana, ma un richiamo continuo all'insegnamento del Nuovo Testamento e ad un umile e sobrio esercizio del ministerio quale dono dato da Cristo Gesù, unito e glorificato Signore e Capo della Chiesa, potrà sempre liberare dalla tentazione di un ministerio professionale, anche se qualificato.
Il Consiglio Generale delle Chiese ebbe poi altri incarichi, uno di carattere teologico quello cioè di esaminare profondamente, alla luce delle Scritture, l'ordinazione degli anziani, quale riconoscimento del ministerio e di farne ampia relazione al prossimo Convegno a un altro di provvedere alla revisione dell'innario (in collaborazione con la Chiesa Cristiana degli Stati Uniti CCNA) e alla pubblicazione di quei volumi ed opuscoli che fossero necessari per lo sviluppo dell'opera.
Infine gli atti del Convegno riportano due deliberazioni particolari.
La prima riguarda la periodicità dei convegni nazionali, i quali all'epoca erano annuali, e che sarebbero stati organizzati ogni volta che se ne ravviserà la necessità per problemi importanti di carattere nazionale.
Probabilmente questa decisione, poi nella pratica modificata con un Convegno biennale, aveva lo scopo di incrementare l'attività delle zone di giurisdizione per evitare l'accentramento, demandando ai rispettivi Comitati di Zona la responsabilità del coordinamento delle varie attività che le comunità di una determinata area potevano svolgere in comune.
Altra decisione importante per quell'epoca fu quella di riconoscere per ogni località (comune o frazione) soltanto una chiesa, salvo che la presenza di due chiese non sia giustificata dall'importanza della località e che queste siano legate da vincoli di comunione fraterna e di amministrazione comunitaria. Lo scopo di questa delibera era quello di associare alle ADI comunità disposte alla collaborazione fraterna, per non permettere quella frammentazione inevitabile, in un ambiente come quello pentecostale, nel quale spesso, in nome di una sedicente libertà dello Spirito, si formavano gruppi in antitesi con la comunità esistente, a detrimento della buona testimonianza dell'Evangelo.
Questo princìpio di ordine è rimasto valido fino a oggi e se ha salvaguardato la serietà della testimonianza evangelica delle ADI, non ha purtroppo impedito la proliferazione di gruppi pentecostali indipendenti anche costituiti da credenti talvolta scarsamente equilibrati e poco coerenti con la metodologia ecclesiologia espressi dal Nuovo Testamento.
Questo convegno si rivelò importante anche per due deliberazioni di carattere teologico.
La prima riguardava, come abbiamo detto, l'ordine degli anziani con l'imposizione delle mani. Il convegno dette incarico al Consiglio Generale delle Chiese di esaminare profondamente alla luce delle Scritture l'argomento, per non dare all'imposizione delle mani un valore sacramentale, estraneo al concetto del Nuovo Testamento.
Si riconosceva che l'ordinazione degli anziani era scritturale, ma tutti si trovarono a disagio dinanzi al fatto che molti conduttori di chiesa, nonostante che non possedessero il ministerio della Parola, tuttavia avevano l'aiuto di Dio, tenuto insieme e curato dai gruppi nel periodo difficile della persecuzione.
Non fu ritenuto opportuno offendere questi veterani ordinando altri ma non loro, facendoli di conseguenza sentire come anziani di serie B e quindi tutto venne rinviato. Tuttavia, per la prima volta, fu presa in esame l'idea di un ruolo generale dei ministeri, che negli anni seguenti avrebbe preso corpo con la formulazione definitiva del regolamento interno delle ADI.
L'altra delibera di carattere teologico fu quella della conferma del battesimo nello Spirito Santo. Si riconobbe che l'esperienza del battesimo nello Spirito Santo pur essendo personale non era privata, cioè doveva essere confermata da quanti erano presenti a quell'evento benedetto, come risultava dall'episodio verificatosi in casa di Cornelio…Quindi il Convegno riconobbe che la conferma di questa speciale benedizione era biblica e incoraggiavano i conduttori di chiesa ad attuarla.
Inoltre, si sottolineava il fatto che il parlare in altre lingue era soltanto l'evidenza iniziale del battesimo nello Spirito Santo, ma la dimostrazione costante di questa benedizione era manifestata dal frutto dello Spirito Santo…
Queste due deliberazioni che a noi oggi sembrano ovvie erano un passo fondamentale verso quella equilibrata coerenza scritturale che avrebbe reso testimonianza della serietà delle chiese associate alle ADI".20

La costituzione dell'Assemblea Cristiana Evangelica di Palermo.

Nella primavera del 1954 si creò nella chiesa di Palermo, presieduta dal pastore Lucio Tomasello, una situazione difficile che spinse saggiamente il Consiglio Generale a suggerire al suddetto di trasferirsi ad altra comunità.
Gli fu proposto di trasferirsi alla comunità di Torino. Il Tomasello chiese del tempo per dare una risposta e nel luglio del '54 il Consiglio Generale fu obbligato a pregarlo di esprimere la sua decisione e qualora non avesse accettato a rassegnare le sue dimissioni.
Egli rispose, nell'agosto del '54, di non concordare con la proposta e di conseguenza si costituì come gruppo indipendente.
Bisogna riconoscere ad oltre trent'anni di distanza che il pastore Tomasello pur organizzando una comunità totalmente autonoma dalle A.D.I. ha continuato a dimostrare uno spirito di cristianesimo genuino evitando contrasti e discussioni e in questo modo pur seguendo quanto individualmente sentiva da parte di Dio ha continuato fino ad ora a testimoniare senza rivalità alcuna della potenza dell'Evangelo.

La comunità a Piazza Magione

Dopo il duro colpo che la chiesa palermitana aveva subìto il Consiglio Generale delle Chiese incaricò Vincenzo Federico, di riunire tutte quelle famiglie che non avevano accettato la scelta del Tomasello, rimanendo nell'ambito delle Assemblee di Dio. Il gruppo iniziò a radunarsi in una casa privata. Questa situazione durò sino a quando non fu trovato un vero e proprio locale di culto, cioè quello di Piazza Magione, locale non più esistente in quanto raso al suolo per allargare la Piazza.
Il gruppo era formato dalle famiglie Morisco, Barresi, Sferlazza, Orlando e da qualche altro simpatizzante.
La fedeltà di Dio e l'operato dei responsabili fece in modo che le varie attività ricominciassero a funzionare. Indubbiamente tutto questo non fu per niente facile ma lo Spirito di Dio seppe operare nei cuori dei credenti, che con nuovo entusiasmo continuarono a servire il Signore.
Non passò molto tempo e la comunità A.D.I. dovette attraversare un altro periodo di tempo non troppo facile in quanto gli abitanti di quella Piazza, istigati dal prete rionale, iniziarono a perseguitare i credenti minacciandoli, spesse volte la comunità dovette subire delle vere e proprie violenze. Tanti erano giovani che durante le riunioni di culto si schieravano davanti alla chiesa e lanciavano contro i credenti pietre e altri oggetti che qualche volta raggiungevano il bersaglio.
Una sera, in maniera particolare, gli abitanti di quel quartiere cercarono di cacciare via i credenti che riuniti celebravano il culto. Alcuni giunsero davanti alla comunità portando a spalla una statua raffigurante un santo, la piazzarono davanti la porta d'ingresso mentre altri armati di bastoni cercarono di fare uscire i credenti sulla strada per poterli picchiare. La situazione di quella sera degenerò al punto che fu necessario l'intervento della forza pubblica.
Il culto di quella sera fu una riunione "scortata" . Così racconta la fine di quella serata uno dei presenti:

"Il maresciallo chiamò me ed il fratello Rosario Di Palermo e ci chiese di presentare una denuncia contro il prete in quanto ci avrebbe pensato lui a buttare in galera quel delinquente, noi rispondemmo che desideravamo vivere in pace con tutti, il Maresciallo stupito della nostra risposta, perché ben sapeva quello che ci aveva fatto, tornò nella sua automobile stupito della nostra risposta".

Dopo qualche tempo il Consiglio di chiesa ritenne opportuno cercare un nuovo locale e ne fu trovato uno nei pressi dell'Orto Botanico, precisamente in via Archirafi n°15. Crediamo, però che prima di continuare a trattare della chiesa delle Assemblee di Dio a Palermo non sia fuori luogo dare alcune notizie sulla persona e sul ministerio di Rosario Di Palermo.

Rosario Di Palermo e il suo Ministerio



Rosario Di Palermo

 


Rosario Di Palermo nacque a Corleone il 14 ottobre del 1905, da famiglia di agricoltori. La sua conversione risale al periodo della persecuzione contro il Movimento Pentecostale. Le notizie che riguardano il tempo e il modo in cui Rosario Di Palermo venne a conoscenza del messaggio evangelico ci vengono riferite dal fratello Giuseppe Piraino, conduttore del nascente gruppo pentecostale a Corleone fondato dal fratello Gaspare Grasso, nel 1929.
"…Rosario Di Palermo stava dirimpetto a casa mia. Mia moglie non convertita, parlò alla moglie del Di Palermo, perché il Signore aveva battezzato con lo Spirito Santo Francesco Di Palermo il miracolato… Così la moglie di Rosario Di Palermo espresse il desiderio di volere essere presente alla prima riunione che seguiva. Fu così che alla prima riunione mia moglie chiamò la moglie del Di Palermo, e vennero marito e moglie, questo fu nel 1936.
Mi ricordo che cantavamo, io gli porsi l'innario e subito si mise a cantare con noi.
Dopo la celebrazione del culto mi fecero una quantità di domande, io gli risposi per il Santo Evangelo, gli regalai un Evangelo e così si convertì al Signore".21

Nel 1938, a causa della persecuzione violentissima contro il Movimento Pentecostale, in maniera particolare verso gli "Anziani" conduttori di chiesa, anche il pastore Giuseppe Piraino fu arrestato e picchiato e quindi dovette allontanarsi dalla cittadina di Corleone e in assenza sua Rosario Di Palermo si prese cura della piccola comunità.
Con l'arrivo degli alleati e quindi il ritorno della libertà, i conduttori delle chiese siciliane ripristinarono i contatti perduti a causa della guerra e su iniziativa del Pastore Vincenzo Federico, conduttore della chiesa di Raffadali (Ag), venne organizzato il primo Convegno Regionale della Sicilia che si tenne a Raffadali dal 25 al 27 agosto 1944.

"…In quel Convegno, il primo in Italia a costituire un comitato regionale, furono prese deliberazioni tanto importanti da essere considerate alla stregua di un Convegno Nazionale. In quell'occasione Rosario Di Palermo, in rappresentanza della chiesa di Corleone, venne nominato cassiere per la raccolta delle offerte delle chiese della provincia di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani.
Il suo incarico come cassiere provinciale continuò fino al 1946 quando deliberato il coordinamento amministrativo di tutte le chiese d'Italia, entrò a far parte del sottocomitato missionario, ricostruzione e fondo di pietà della Sicilia.
Fu proprio in quel Convegno Nazionale che Rosario Di Palermo, per i rapporti precedenti avuti prima del 1944, con gruppi della corrente mistico-rigorista della Sicilia, con Nicola Di Gregorio, fece parte della commissione che tentò inutilmente di comporre ogni questione, invitando i responsabili del gruppo suindicato. Nel 1947 con la costituzione delle Assemblee di Dio in Italia, il fratello Di Palermo venne confermato nel suo incarico e rieletto anche nel Convegno del 1949 quando entrò a far parte del C.G.C. che sostituì l'originario Comitato Esecutivo".22

Rosario Di Palermo era un uomo che non mancava di ingegno, infatti per supplire alle necessità economiche della sua famiglia organizzò a Corleone un piccolo panificio, a conduzione familiare per avere sia il sostegno economico che veniva tratto dai guadagni della vendita del pane ma soprattutto per poter svolgere con più libertà l'attività evangelistica che si allargava sempre di più nella zona.
In questo periodo, proprio nel pastificio, Rosario Di Palermo fu vittima di un grave incidente causato dalla macchina che impasta la farina, fu mutilato del braccio destro.
Nonostante tutto non fermò la sua attività, continuò a lavorare e a predicare l'Evangelo, facendo giungere la testimonianza in alcuni paesi della provincia di Palermo come Godrano, San Giuseppe Jato, Contessa Entellina, non abbandonando però la cura delle comunità di Corleone e Campofiorito.
Come ben sappiamo dal 1947 al 1955 le vessazioni contro la chiesa pentecostale non finirono, vi era divieto di tenere riunioni in pubblico ed in privato e Rosario Di Palermo fu tra i tanti presi di mira nel 1952 per le sue iniziative evangelistiche nel Palermitano. Infatti il 20 febbraio del 1952 a Corleone e poi il 22 Febbraio a Campofiorito Di Palermo veniva diffidato a non esercitare più nessuna attività religiosa in pubblico e in privato.
Nonostante le difficoltà che si presentarono, l'audace Di Palermo risoluto nel suo fare non si fece intimorire dalle difficoltà e dalle diffide e continuò a predicare la Parola fino a quando il 13 aprile del 1952 fu arrestato nel paese di Campofiorito mentre celebrava un culto in una casa privata.
Di Palermo venne rilasciato dopo 11 giorni di prigionia, e appena libero scrisse una lettera al Comitato Esecutivo delle ADI dove spiegava il come e il perché del suo arresto.
Grazie a Dio questo tipo di situazione terminò con la sentenza del Consiglio di Stato del 1954 che favorì le "Assemblee di Dio in Italia" revocando quello che era l'intento della circolare Buffarini-Guidi contro il Movimento Pentecostale.
Nel 1955 Rosario Di Palermo ottenne, insieme ad altri fratelli delle ADI, il riconoscimento governativo quale ministri di culto.
Il pastore Di Palermo continuò il suo ministerio e fu ininterrottamente rieletto dal 1950 al 1963 cassiere nazionale delle ADI, anno in cui per ragioni personali si dimise da ogni incarico ufficiale.
Dal 1963 fino alla sua morte avvenuta nel 1988 Di Palermo svolse la sua attività nella provincia di Catania presso le chiese delle Congregazioni Cristiane pentecostali.Rosario Di Palermo appartiene al numero dei protagonisti che insieme ai numerosissimi testimoni, di cui soltanto Dio conosce i nomi, fa parte di quella "grande folla…che gridavano con gran voce la salvezza dell'Eterno appartiene all'Iddio nostro il quale siede sul trono e all'Agnello".23

La chiesa in Via Archirafi.

Quando i credenti si trasferirono in Via Archirafi la chiesa sempre sotto la guida del pastore Rosario Di Palermo, contava circa una cinquantina di membri comunicanti più alcune famiglie simpatizzanti, quello fu un buon momento per la comunità che cresceva spiritualmente e numericamente. In quel periodo giunse come nuovo conduttore di chiesa, il giovane Domenico Barbera, di Lascari provincia di Palermo, che restò nella città di Palermo solo per pochi mesi sino all'arrivo del pastore Vincenzo Costanza. Di Raffadali provincia di Agrigento, che condusse la chiesa per circa tre anni sino a quando si recò ad esercitare il proprio ministerio tra gli italiani del Nord Europa.
In quel periodo la comunità svolse parecchie campagne evangelistiche trovando numerosi riscontri fra la gente; tante erano le persone che si convertirono all'Evangelo a tal punto che nel 1963 fu deciso l'acquisto di un nuovo locale di culto. Dopo svariati tentativi i responsabili trovarono un locale che rispondeva alle loro esigenze nel quartiere Noce in Via Luigi Razza n°23.

La comunità in Via L. Razza.

Dopo la partenza del fratello Costanza la responsabilità della conduzione della comunità fu data al pastore Calogero Monreale di Termini Imerese.
Il pastore Calogero Monreale è stato alla guida della comunità dal 1964 al 1992.
In questi 28 anni la comunità palermitana si è sviluppata ed è cresciuta in tutti i sensi, sia da un punto di vista numerico che da un punto di vista spirituale. L'attuale pastore Rodolfo Arata ricorda :
"Il giorno 9 giugno u.s., all'età di 79 anni, si è addormentato nel Signore il fr. Calogero Morreale. Originario di Termini (PA), si convertì all'evangelo in giovane età, nell'immediato dopoguerra, servendo il Signore con ardore giovanile e con lo zelo che è frutto dell'opera dello Spirito Santo."
Nel 1964 cominciò a prendere cura della comunità di Palermo, appena trasferitasi in Via Luigi Razza e furono anni di notevole sviluppo." Il fr. Morreale in quegli anni lasciò il suo lavoro secolare di panettiere per dedicarsi a pieno tempo al ministerio pastorale. Nel 1969 divenne il conduttore della comunità di Bagheria, appena costituitasi nel locale di Via Sant'angelo, poi trasferitasi in Via G. Amendola, ed anche in questo caso il suo ministerio produsse apprezzabili risultati. Per più di 20 anni, grazie anche all'opera dei suoi collaboratori, ha curato le tre comunità di Palermo, Bagheria e Termini Imerese. A partire dal 1992, per l'età e le non più floride condizioni di salute, cominiciò a lasciare le responsabilità pastorali, accompagnato dalla stima e dall'affetto dei fedeli delle tre comunità.



Calogero Monreale


La sua fede ed il suo ministerio erano saldamente fondati sulla parola di Dio: furono proprio lo studio e la meditazione della Bibbia che lo portarono alla conversione. Il suo insegnamento e la sua predicazione dimostravano una profonda conoscenza delle Sacre Scritture, cosa che destava l'ammirazione degli ascoltanti, tanto più in considerazione del fatto che la sua carriera scolastica si era limitata alla frequenza della scuola elementare. Dotato del dono naturale di una buona memoria, citava con straordinaria facilità versi e riferimenti biblici a supporto dei suoi ammaestramenti e in risposta ad ogni obiezione o richiesta di chiarimento. Dichiarava di non essere in grado di preparare un sermone seguendo uno schema prefissato e spesso la sua predicazione era estemporanea. Chi lo ha conosciuto negli anni del suo pieno vigore fisico e mentale sa che non si risparmiava per adempiere tutti i compiti del suo ministerio: oltre a tenere i culti nelle comunità curate, si prodigava nell'evangelizzazione con riunioni all'aperto, incontri in case private, contatti personali; visitava i fedeli, nelle case e negli ospedali. Il tutto con amore, zelo dedizione e, grazie alla naturale affabilità del suo carattere, era circondato dappertutto da affetto e simpatia.
E' stato un uomo semplice, schietto, sincero: non si dava arie, ma come un fratello tra fratelli, esercitava il suo ministerio con profonda umiltà, ma anche con la consapevolezza dell'alta dignità dello stesso. Le doti che possedeva e l'opera di Dio evidente nella sua persona ne hanno fatto mettere in secondo piano i limiti, e i suoi insegnamenti, la sua opera, il suo esempio non saranno dimenticati da chi, come chi scrive queste poche note, ha avuto la gioia e il privilegio di conoscerlo, di godere del suo ministerio, di lavorare con lui nel campo del Signore. 24
"Il 26 gennaio 1992, al termine di un culto carico di commozione, il fratello Calogero Monreale lascia la guida della comunità e ne assumo la responsabilità io, che ne ero membro fin dal 1970".25

Dal 1992 al 1995 i culti continuarono a celebrarsi nel locale di Via Luigi Razza, ormai non più sufficiente per accogliere le centinaia di persone che in quegli anni si erano convertite.

"Tre anni dopo, il 4 febbraio 1995, il Signore ci concede la gioia di potere tenere il culto di dedicazione del nuovo locale di culto. L'esigenza di un nuovo locale più ampio si era resa evidente già diversi anni prima, a motivo della crescita numerica dei fedeli, alcuni dei quali non potevano trovare più spazio neppure in piedi…durante il culto domenicale." 26

Lo sviluppo della comunità si manifestò con la nascita di alcune "missioni", poi divenute comunità costituite.

Palermo - Tommaso Natale.

Nel 1963 si convertì al Signore una famiglia di nome Leto, residente a Tommaso Natale, i cui membri da principio iniziarono a frequentare un locale a Tommaso Natale dove potersi riunire con più facilità, in quanto questo quartiere della città di Palermo si trova all'estrema periferia e i mezzi di trasporto di quei tempi non permettevano ai neo convertiti di frequentare assiduamente i culti.
I credenti espresso questo desiderio al Consiglio di chiesa si preoccuparono di trovare una saletta dove potersi riunire. Fu trovato un piccolo e vecchio locale in via Sferracavallo n°35 dove i credenti iniziarono le riunioni di culto. A quei tempi non vi erano molte possibilità economiche e quindi i credenti per celebrare il culto dovevano portare le sedie da casa e come pulpito vi era un modestissimo tavolino donato da Leto Gioacchino per tale circostanza.
Il Consiglio di chiesa propose ad Antonino Barresi, vice pastore della chiesa di Palermo Via L. Razza, di prendersi cura di questa nascente opera.

"…Quando i fratelli mi chiesero di curare il gruppo nascente di Tommaso Natale, risposi che desideravo pregare il Signore prima di assumere tale incarico. Dopo aver pregato ed avuto una risposta chiara da parte del Signore accettai la proposta dei fratelli ed incominciai a lavorare presso questa piccola missione…Quando abbiamo cominciato eravamo circa dieci persone compresa la mia famiglia. La situazione non era per niente facile in quanto i fedeli non godevano di ottima salute fisica…due di questi avevano anche dei problemi spirituali abbastanza seri, a tal punto che io dovevo pregare, testimoniare, predicare e poi nuovamente pregare…
Una sera afflitto per tale situazione misi alla prova il Signore e Gli dissi: se Tu mi hai chiamato e questa è la tua volontà, questa sera Signore devi risolvere ogni problema di tutti coloro che sono qui presenti. Quella sera accadde qualcosa di glorioso, dopo la predicazione della Parola il Signore si manifestò in maniera gloriosa liberando, guarendo e battezzando con lo Spirito Santo… Quello fu l'inizio di un meraviglioso periodo…a tal punto che presto quel locale divenne piccolo e affittammo un altro locale, adibito a palestra sino a qualche mese prima, in Via dei Friscalettari n°25".27

Subito dopo l'apertura del nuovo locale i credenti iniziarono a tenere dei culti di evangelizzazione nelle varie strade del quartiere e tutto ciò ebbe un risultato positivo, molti furono coloro che si convertirono per l'attività evangelistica.
Nuove famiglie iniziarono a frequentare le riunioni e tanti erano i bambini che gironzolavano fra i banchi per cui i fratelli reputarono opportuno iniziare la scuola domenicale, attività importantissima per l'istruzione biblica dei bambini.
Negli anni seguenti il Signore ha continuato a salvare e a far prosperare questa comunità a tal punto che nel 1989 fu acquistato un locale più grande per poter far fronte alle esigenze della sempre più numerosa comunità.
Il 15 novembre 1992 iniziarono i lavori di ristrutturazione del nuovo locale, e anche in quell'occasione Dio si manifestò fedele, provvedendo a tutto ciò che era necessario per la realizzazione di tale progetto.

Palermo - Borgo Nuovo.

Borgo Nuovo è un quartiere costituito recentemente alla periferia Nord della città di Palermo, composto per la maggior parte da costruzioni popolari abitato da famiglie con svariati problemi. Come in tutti i rioni popolari vi è un alto tasso di delinquenza e tanti altri gravi problemi sociali che assillano quella fascia di popolazione. Grazie a Dio, anche in questa zona di Palermo vi è la presenza di una fiorente comunità presieduta dal pastore Domenico Cilio
"Nell'anno 1972 il Signore ci mise in cuore di iniziare ad evangelizzare Borgo Nuovo con culti all'aperto e tende…subito anime furono compunte nel cuore e accettarono Gesù come loro personale Salvatore...nell'attesa di trovare un locale di culto una sorella che abitava a Borgo Nuovo…mise a disposizione il salone della sua casa che divenne luogo di culto…Durante le riunioni non mancavano anime nuove…Finalmente abbiamo avuto il primo locale, ma ben presto…è stato cambiato perché divenuto stretto…nell'arco di questi anni abbiamo ancora cambiato locale e quello attuale (di Via Castellana 274), è stato ulteriormente allargato e modificato…Oggi la comunità di Borgo Nuovo conta…una scuola domenicale…gruppo giovanile…" 28

Palermo - Pallavicino

L'opera che poi si concretizzò con l'apertura di una comunità a Pallavicino in realtà nacque nel quartiere dello "Zen", all'inizio degli anni '80, si cominciarono a tenere riunioni in una casa privata messa a disposizione da una coppia di fedeli e dopo alcuni anni, l'attività si amplia con l'apertura al pubblico il 17-06-1989 di un locale di culto nel vicino quartiere di Pallavicino". 29
La comunità si trova in Viale della resurrezione n°13. La comunità oggi è curata dal pastore Riccardo Messina.

Palermo - Danisini.

La comunità di Via Danisinni n°30, si trova nel centro storico palermitano, a due passi dal Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale, tale comunità è presieduta dal pastore Giuseppe Nicosia ed a lui facciamo raccontare come nacque tale comunità:
"nell'autunno del 1987, alcuni fratelli della comunità ex Via L. Razza, tra cui il sottoscritto… si riunivano il sabato sera nelle abitazioni per testimoniare ai familiari non convertiti… Un giorno passavo per la Via Danisinni con un fratello e questi mi comunicava che quel locale era una chiesa battista, ma che da alcune settimane era stata chiusa… Il sabato successivo ho proposto ai fratelli del quartiere se piaceva l'idea di prendere noi questo locale in affitto. La risposta è stata più che positiva… Sottoposi l'idea ai fratelli del Consiglio di Chiesa, di Via L. Razza che hanno approvato la proposta… Avute le chiavi ci siamo messi a lavorare, abbiamo comprato una cinquantina di sedie, un piccolo pulpito…e la domenica del 26 novembre 1987… abbiamo dedicato il locale al Signore, ospite il fratello F. Infantino… Nel corso di questi otto anni circa 30 persone hanno accettato il Signore e chiesto il battesimo in acqua… attualmente la comunità è frequentata da circa 50 persone…" 30

Palermo - Partanna Mondello.

Il quartiere di Partanna Mondello è poco distante dal quartiere Tommaso Natale e quindi facilmente raggiungibile. Infatti alcuni credenti di Tommaso Natale iniziarono una serie di evangelizzazioni e intorno al 1982 si convertirono alcune famiglie che inizialmente frequentarono la comunità di Tommaso Natale.
Nel 1987 il Consiglio di Chiesa deliberò in una riunione di cercare un locale presso il quartiere Partanna Mondello, dietro espressa richiesta dei credenti stessi.
Dopo qualche mese i responsabili trovarono un locale in Via Castore n°13, questo fu arredato e alla fine del 1987 fu dedicato al Signore e si cominciarono a tenere due culti la settimana.
Dopo qualche anno i fratelli sentirono nel cuore di acquistare un locale. Acquistarono un appartamento dove sino a qualche tempo prima aveva abitato una sorella in via Buffa n°20..
Dopo alcuni mesi, impiegati per la ristrutturazione dell'immobile, vi fu la dedicazione del locale e per l'occasione fu invitato il pastore Francesco Infantino.

Palermo - Villaggio Santa Rosalia

La comunità che attualmente si trova in via F. Marini, 19, al villaggio S. Rosalia, è sorta nell'estate del 1987 per opera del defunto fr. G. Caviglia nella borgata di Baida. Le riunioni all'inizio si tenevano in una casa privata, ma subito dopo è stato preso in affitto un piccolo locale per adibirlo a locale di culto. Dopo circa un anno, considerato che la maggior parte delle famiglie risiedeva dalle parti del villaggio S. Rosalia, la comunità si trasferì in via C. Nicastro. Agli inizi degli anni 90 diverse persone accettarono il Signore, soprattutto giovani. Dopo un po' di tempo si sviluppo il proposito di non continuare a rimanere una comunità indipendente e nacque il desiderio di associare la chiesa alla grande famiglia delle "Assembleee di Dio in Italia". Nel 1946 la comunità subì la grave perdita del suo conduttore, e la chiesa fu affidata alla cura del fr. Salvo Di Paola, membro del Consiglio di chiesa della comunità di via Nc 1. La comunità si trasferì ancora nell'attuale locale, più ampio del precedente, ed ebbe un periodo di sviluppo. Ma nell'anno 2000, la chiesa è stata nuovamente colpita dalla sofferenza per la morte del fr. Di Paola. La guida della comunità è passata al fr. G. Nicosia, pastore anche della chiesa di via Danisinni.

Conclusione

Con questa semplice ricerca storica abbiamo desiderato evidenziare la continuità dell'opera dello Spirito Santo ancora nel nostro secolo. Dio, nella Sua grande benignità e potenza ha saputo usarsi delle " cose deboli del mondo per svergognare le forti", e di semplici servitori ripieni di Spirito Santo per stabilire il Suo regno anche nella città di Palermo, vittimo da secoli di mali di ogni genere. Là "dove il peccato ha abbondato la grazia ha sovrabbondato"!
A conclusione di questo lavoro desideriamo elevare al Signore della chiesa la nostra più fervente preghiera affinchè ci conceda di portare degnamente fino alla fine del nostro corso il testimone che ci è stato lasciato da coloro che ci hanno preceduto.


Antonino Barresi

 

Note

1 Giovanni Sola. La mia testimonianza. Agrigento 1957 Pagg. 46-47
2 Dagli appunti inediti del Pastore Vincenzo Federico.
3 Ibidem.
4 Matteo 5:115 Archivio di Stato, questura di Agrigento. Gab. PS n°04571 del 3/11/1927.
6 Dagli appunti inediti del Pastore Vincenzo Federico "
7 Ibidem.
8 Ibidem.
9 Dagli appunti personali del Pastore Luciano Tomasello.
10 Intervista a Salvatrice Bonafede.
11 Dagli appunti personali del pastore Luciano Tomasello.
12 Dagli appunti personali del pastore Vincenzo Federico

13 Dagli appunti personali del pastore Vincenzo Federico
14 Ibidem, pagg. 2,3

15 Ibidem, pagg. 3
16 Ibidem
17 Ibidem pagg. 3,4
18 Matteo 16:18
19 Giovanni 6:26

20 Qindicinale, Cristiani Oggi. Roma, ottobre 1993 pagg. 2,3

21 Quindicinale, Cristiani Oggi, via dei Bruzi, 11 Roma. Gennaio 1991 pagg.2
22 Ibidem

23 Apocalisse 7:9,10
24 Tratto dal N° 13 di Cristiani Oggi 2001
25 Dagli appunti personali del pastore Rodolfo Arata
26 Ibidem
27 Dagli appunti personali del pastore Antonino Barresi.
28 Dagli appunti personali del pastore Domenico Cilio
29 Dagli appunti personali del pastore Rodolfo Arata
30 Dagli appunti personali del pastore Giuseppe Nicosia.