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Redatto da: Debora Visconti

 “LA CALMA DOPO LA TEMPESTA”

(Atti 27:14-29)

 

In questo teso è descritto l’ultimo viaggio che Paolo compì prima della sua morte, viaggio che aveva come destinazione Roma. Si trattò di un viaggio piuttosto combattuto, a causa della tempesta, ma, nonostante ciò, Paolo era sicuro e fiducioso che tutto sarebbe andato bene, poiché questa era la volontà di Dio. Paolo compì questo viaggio verso l’Italia con altri prigionieri, consegnati ad un centurione di nome Giulio (v. 1). Quest’ultimo vide in Paolo un uomo onesto e trasparente (v. 3).

 

1.       LA VITA E LE SUE TEMPESTE

Iniziamo il viaggio, ben presto la navigazione era diventata pericolosa (v. 9), cosicché Paolo consigliò di non svernare da quel porto. Ma il centurione ripose la sua fiducia “nel pilota e nel padrone della nave che non nelle parole di Paolo” (v. 11). Possiamo, a questo proposito, paragonare la nostra vita ad un viaggio su in una barca: il mare che solchiamo può essere più o meno burrascoso, altre volte ottimale e sereno. La cosa più importante, però, è che le tempeste vengono affrontate tutte allo stesso modo, ovvero con l’aiuto ed il soccorso del Signore.

 

2.     LE TEMPESTE INASPETTATE

Purtroppo, c’è ancora chi pensa di poter superare con le proprie forze le tempesta della vita, ogni difficoltà, non rendendosi conto che le tempeste arrivano in maniera graduale ed inaspettata..Infatti, al v. 13 leggiamo che “…si era alzato un leggero scirocco…”, cosicché pensarono di poter procedere con la navigazione. Le nostre valutazioni sono relative, perché ciò che accadrà più tardi è nelle mani del Signore! Al v. 14 troviamo scritto che “… poco dopo, si scatenò … un vento impetuoso …”: la nave fu trascinata via, inevitabilmente e su di lei imperava la paura, il timore. A questo punto, decisero di alleggerire la nave, gettando il carico, insieme all’attrezzatura della nave. Talvolta, le situazioni della vita fanno sorgere nel nostro cuore paura e timore, tanto da portarci a gettare in mare il carico della nostra vita.

 

3.     DIO SI RIVELA NELLA TEMPESTA

La nostra certezza è che il Signore non lascia i suoi figli nella confusione e nella disperazione! Paolo si sentì dire da un angelo del Signore in quell’occasione: “… non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te” (v. 24). Dopo queste parole, trascorsero circa 14 giorni (v. 27), perciò il problema non ebbe una rapida soluzione, ma tutto andò come il Signore aveva annunciato. Ogni problema affidiamolo a Dio, poiché Egli opera in maniera gloriosa! Notiamo che quando Paolo aveva consigliato alla truppa di non svernare, nessuno gli aveva dato fiducia, neppure Giulio. Quest’ultimo non si affidò al Signore e tanti altri ancora, come Giulio, si affidarono all’uomo e non a Dio, nel mare della vita. Chi si accosta a Dio deve credere di essere dinanzi a Colui che è il “perdonatore”, e bisogna farlo con fede poiché “…senza fede è impossibile piacergli…” (Ebrei 11:6). Al v. 29, leggiamo che i marinai, temendo di urtare contro gli scogli, “gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia che si facesse giorno”:

-       La prima fu l’ancora della FEDE;

-         La seconda, l’ancora della PAROLA: magari hai già sentito parlare di Gesù e sei rimasto indifferente, non hai preso alcuna decisione. Oggi, Egli ti offre un’altra possibilità, ponendoti dinanzi il pane della vita, la Sua parola;

-         La terza, l’ancora della PREGHIERA: “Pregare” vuol dire “parlare con Dio”, poiché Egli ha orecchi per ascoltare ciò che tu hai da dirGli, le tue richieste. Ma, innanzitutto, è importante che chini il tuo capo e chiedi a Dio il perdono dei peccati, in maniera tale che Egli possa manifestare in te, nella tua vita, la Sua opera;

-         la quarta, l’ancora della LODE e dell’ADORAZIONE: il Regno di Dio consiste in gioia, pace ed allegrezza. La tua vita può cambiare, grazie alla presenza del Signore!

Dove si trova la tua barca? Verso dove ti sta portando? Dio ti sta dicendo che vuol essere per te l’ancora della SALVEZZA, ma anche tu come quegli uomini devi gettare in mare le quattro ancore. Prima che giunga il giorno, gettiamo le ancore, affinché il Signore possa trovarci pronti: Egli ci riscalderà col Suo amore alla Sua presenza!!