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          Palermo (Tommaso Natale)

 
 
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IL VERO NATALE

 

Il cristiano che riconosce nella Parola di   Dio l’unica fonte di verità, è libero dall’osservanza di giorni stabiliti, stagioni ed altre ricorrenze rituali.

 

Per consuetudine, il 25 dicembre si ricorda la nascita di Gesù, e per l’occasione si ripropongono usi e costumi che danno vita a manifestazioni di folklore natalizio.

Tutto questo è forse necessario per ricordare l’importanza della venuta al mondo del nostro Salvatore Gesù Cristo? Sono proprie della morale cristiana la frenesia e l’aria di misticismo legate a questa celebrazione, o appartengono piuttosto al paganesimo che si crede ormai superato?

 

UN PO’ DI STORIA: LA FESTA DEL NATALE

E’ la festa della nascita di Gesù di Nazareth, celebrata in Occidente, dalla chiesa cattolica romana e da alcune chiese protestanti, il 25 dicembre, e dalle chiese ortodosse il 6 gennaio, giorno in cui le chiese occidentali celebrano invece l’Epifania.

Le  due  date  sono  connesse  fin  dalle  origini  di questa festività che, pur considerata  dal calendario  liturgico  di  importanza  inferiore soltanto   alla   Pasqua,  si   affermò   non   prima del IV secolo, sovrapponendosi a rituali pagani.

Il cristianesimo occidentale fissò, quasi certamente fra il 325 e il 354, la celebrazione della nascita di Gesù il 25 dicembre, il giorno della principale tra le festività pagane legate al culto solare, quella del Sol Invictus, resa particolarmente solenne dall’imperatore Aureliano. Dal mitraismo, che festeggiava il 25 dicembre la nascita del dio Sole, il cristianesimo mutuò la festa del Natale. Il passaggio dalla religione pagana a quella cristiana non determinò l’abolizione di quei riti che, sia per contenuto che per pratica, offendono la verità e la persona stessa di Cristo, ma al contrario li arricchì di nuovi significati unicamente simbolici, profondamente radicati nelle coscienze e nelle consuetudini popolari.

 

BABBO  NATALE

 

Tradizionale figura di vecchio dalla barba bianca, noto anche come Santa Claus (dal latino Sancus Nicolaus), che la notte di Natale, dopo aver solcato il cielo su una slitta trainata da renne piena di regali, entra in ogni casa calandosi dal camino e deposita i giocattoli sotto l’albero di Natale  o nelle calze di tutti i bambini buoni. Sebbene questa immagine si sia diffusa negli Stati Uniti nel XVII secolo e in Inghilterra solo verso la metà del XIX secolo, le sue radici affondano nell’antico folklore europeo e hanno influito notevolmente sulla celebrazione del Natale in tutto il mondo. Bisogna sapere che l’immagine di Babbo Natale, così come lo identifichiamo oggi, è dovuta alla fantasia creativa di un astuto grafico pubblicitario americano, Haddon H.Sundbolm, che seppe trasformare intuitivamente tutto il bagaglio di riti e di credenze legati al culto di S.Nicola e alla stagione invernale di quegli emigranti, soprattutto olandesi, che partirono per l’America influenzandone in seguito cultura e tradizione. E così, per conto della Coca Cola Company, nel  1931  nacque  Babbo  Natale.

Il Babbo Natale di oggi deve alla tradizione antica il nome, l’immagine, mentre dalla cultura germanica derivano gli elementi prettamente nordici tra i quali gli elfi che lo aiutano nel suo lavoro e l’insostituibile slitta trainata da renne.

Insomma, un personaggio di pura fantasia che piace a tutte le generazioni di bambini che ogni anno mandano la propria lettera a questo vecchio fattorino dei regali.

Non c’è niente di cristiano in questa figura dal naso e dalle guance rosse, il pancione da ghiottone e la pipa. Si tratta in definitiva solamente di una tradizione popolare che sfrutta elementi del costume pagano. La Parola di Dio però dice:”Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, con l’intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell’ignoranza, a motivo dell’indurimento del loro cuore” (Efesini 4:17,18).

 

IL  PRESEPE

E’ una rappresentazione della natività di Gesù, che viene allestita secondo le usanze in occasione del Natale e viene mantenuta sino all’Epifania.

La tradizione fa risalire l’origine della prima rappresentazione ecclesiastica del presepe a Francesco d’Assisi, che la realizzo a Greggio (RI), nel 1223. Francesco interpretò quell’evento con i dati in sua conoscenza e secondo la cultura e la formazione (chiaramente non giudea) del suo tempo. Tante le tradizioni extrabibliche: i Magi che la tradizione francescana vedeva in tre re che portavano doni al fanciullo, risponde al vero? La mangiatoia? Faceva molto freddo e stava nevicando? Maria avrebbe veramente esposto il piccolo appena nato al tepore dell’alito di un bue e di un asinello? La Bibbia non dice così, ed essa non può mentire né essere smentita perché è la Parola e la Verità di Dio.

Chi meglio di Lui conosce veramente come sono andate le cose? Perché allora drammatizzare lo scenario? Forse allo scopo di impietosire chi si accosta al presepe per  volerne rievocare le caratteristiche di umiltà e povertà legate alla famiglia di Gesù, o soltanto per accentuare le emozioni?  Tutto  ciò equivale a fuorviare il cuore e la mente dell’autentico valore della natività. Quando si recitano preghiere, si fanno promesse, si innalzano cantici o si suonano le classiche musiche eseguite dagli zampognari intorno alla grotta (figure assolutamente sconosciute al tempo di Gesù), si compie un vero e proprio atto di idolatria.

 

L’ALBERO  DI NATALE

Dove si lasciano i doni per i componenti della famiglia o per gli amici? Perché proprio sotto un albero di peccio e non ad esempio sotto un pero o addirittura sotto un ulivo, albero più congeniale al contesto biblico? Perché un albero e non un oggetto più consono all’arredo delle nostre case? La tradizione dell’albero di Natale ha origine nella mitologia nordica. Dagli antichi popoli germanici, i Teutoni, sembra provenga l’usanza di adornare l’albero di Natale.

Essi infatti festeggiavano il passaggio dell’autunno all’inverno ardendo ceppi nei camini e posizionando davanti nelle case un albero tipico ornato di ghirlande.

Questa consuetudine si estese ben presto nelle altre zone del nord Europa e, con il passare del tempo, fu associata alla festività natalizia.

Alle ghirlande si unirono frutti colorati, poi le candeline, fino a quando verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi cominciarono a preparare ninoli di vetro soffiato che costituirono l’ornamento tradizionale dell’albero. Poi arrivarono anche le lampadine e le decorazioni in plastica. Nelle case italiane l’albero di Natale è arrivato da pochi decenni e in circostanze assai curiose.

La novità si deve alla regina Margherita, moglie di Umberto I di Savoia, che adottò la moda delle famiglie dell’alta nobiltà europea alla fine dell’Ottocento, facendone allestire uno in un uno dei saloni del Quirinale.  

L’evento riscosse un tale successo da divenire popolarissimo anche tra le famiglie più povere.

 

 

LA  STELLA  COMETA

Tra tutti gli astri del cielo, soltanto uno è stato capace nei secoli di ornare ogni anno la capanna del presepe e la punta degli alberi di natale: la stella cometa. La tradizione vuole che i Magi fossero stati guidati nel luogo dove nacque Gesù proprio da una luminosa cometa, messaggero celeste del glorioso evento. Ma quanto c’è di verità? E’ vero che l’astro si è fermato dov’era il fanciullo, ma l’Evangelo afferma con chiarezza che la stella – non la cometa – si fermò sulla casa – non sulla capanna – dov’era il bambino (cfr. Matteo 2:9-11). Si cominciò a parlare di una cometa soltanto nel 1301, quando Giotto osservò personalmente una meravigliosa apparizione della cometa di Halley in uno dei suoi ciclici passaggi, e comprensibilmente, non resistette all’idea di disegnare il grande astro chiomato sulla scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

 

IL VALORE CRISTIANO DEL NATALE

 

Il Natale dei cristiani non cade il 25 dicembre. Nella Sua sapienza il Signore non ha voluto farci conoscere il giorno esatto della nascita del Salvatore e persino l’anno è incerto.

Di seguito a ricerche e a dati storici recentemente acquisiti, è stato scoperto l’errore di calcolo commesso dal monaco Dionigi il Piccolo, quando formulò il primo calendario con la cronologia cristiana, nel 525, e fissò la data di nascita di Cristo nell’anno 753 dopo la fondazione di Roma. Gli studiosi sono concordi sul fatto che questa data andrebbe anticipata di alcuni anni e posta intorno al 749-48.

 In questo modo la nascita di Cristo si collocherebbe tra  il  4  o  il  5 a.C., 750 anni circa dopo la fondazione di Roma. Si può dedurre inoltre che Gesù non sia nato in inverno poiché i pastori che vennero avvertiti dagli angeli dell’evento prodigioso della nascita del Messia dormivano all’aperto (cfr. Luca 2:8). Non era certamente costume dei pastori Israeliti passare la notte all’adiaccio, durante l’inverno palestinese che è sufficientemente rigido. Molti hanno scelto nel 25 dicembre una data convenzionale per ricordare la nascita del Salvatore: non è da condannare, sebbene non corrisponda a verità. Comunque il cristiano, che riconosce nella Parola di Dio l’unica fonte di verità, è libero dall’osservanza di giorni stabiliti, stagioni ed altre ricorrenze rituali. Delle tradizioni Gesù dice qualcosa nel Vangelo di Matteo (15:3; 15:6) e in quello di Marco (7:9).

 

                                               LA  TUA  CELEBRAZIONE

 

Cosa farai in questo Natale ora che tu conosci la verità? Che atteggiamento assumerai davanti agli altri? Sarai ancora ipocrita, o schietto e sincero? Che cosa intendi festeggiare? Adesso ritieni sia più giusto, conformarti all’idea comune o uniformarti alla volontà di Dio? Un cristiano deve sempre scegliere e preferire tra tutto quello che vede, ascolta o gli viene proposto, immancabilmente ciò che è giusto agli occhi di Dio: “Poiché l’orecchio giudica dei discorsi, come il palato assapora le vivande. Scegliamo quello che è giusto, riconosciamo fra noi quello che è buono” (Giobbe 34:3,4).

Tratto da Cristiani Oggi n°23 anno 2001