Redatto
da: Debora Visconti
“CONOSCERE CRISTO”
(Osea
6:1-3)
Il
libro di Osea è stato scritto tra il 750 e il 710
a.C. dal profeta Osea, il cui ministero si svolse in un
periodo di 45 anni (755-720 a.C.), contemporaneamente
a quello del profeta Isaia. Il capitolo 6 contiene un’esortazione
ad Israele a convertirsi al Signore. Soffermiamoci ed
approfondiamo il verso 3: il profeta Osea si rivolge a
persone che avevano una conoscenza piuttosto teorica di
Dio, perciò il suo invito è di sforzarsi affinché questa
conoscenza puramente teorica potesse sfociare in una ricerca
pratica di Dio e dei suoi molteplici benefici.
A
questo punto, sorgono spontanee tre domande, alle quali
daremo una risposta più o meno esauriente.
1.
COME CONOSCERE IL
SIGNORE?
La
Parola di Dio ci fa conoscere i mezzi tramite i quali
poter realizzare una conoscenza pratica di Dio. Innanzi
tutto, per mezzo della natura (Romani 1:18-21) ovvero
di tutto il credo che ci circonda; per mezzo della scrittura,
poiché Dio parla e si rivela, esprimendo il piano della
salvezza eterna; per mezzo di Cristo, l’Emmanuel, Dio
con noi (Matteo 1:23), l’immagine dell’invisibile Iddio
(Colossesi 1:15), primogenito di ogni creatura. In Giobbe
11:7-10, troviamo scritto che Dio non può essere conosciuto
con la ragione, bensì è la fede che ci dà la possibilità
di provare in pratica l’esistenza di Dio e, quindi, di
poterlo conoscere.
2.
QUANDO CONOSCERE
IL SIGNORE?
“Cercate il Signore, mentre lo si può trovare; invocatelo,
mentre è vicino” (Isaia 55:6). Infatti, “…
quelli che mi cercano mi trovano” (Prov. 8:35) e “chi
mi trova, trova la vita e ottiene il favore del Signore”
(Prov. 8:35). Non aspettiamo, quindi, domani, perché domati
potrà essere troppo tardi. Cerchiamo oggi il Signore,
poiché solo il presente è nostro, il domani non ci appartiene,
è nelle mani di Dio.
3.
PERCHE’ CONOSCERE
IL SIGNORE?
Dobbiamo conoscere il Signore perché l’uomo, senza Dio,
è immerso nei falli e nel peccato. Ma Dio, nella sua gran
misericordia, ha mandato il Suo unigenito Figliolo, affinché
in Lui possiamo avere la vera vita, la vita eterna. “Egli
è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato
a causa delle nostre iniquità… grazie alle sue ferite
noi siamo stati guariti” (Isaia 53:5). Tu ed
io, mediante il Suo sacrificio, abbiamo ottenuto vita!
Non basta essere “brave” persone, in quanto se
questo fosse stato sufficiente, Dio non avrebbe mandato
il Suo Figliolo. Affidiamoci a Dio, leggiamo la sua Parola,
specchio dell’anima, poiché attraverso di essa comprendiamo
quel che siamo, peccatori salvati per grazia, se accettiamo
Gesù Cristo nella nostra vita. Non rimandiamo a domani!
“Conosciamo il Signore, sforziamoci di conoscerlo!…” (Osea
6:3)